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Trentasenzalode

Alla ricerca di Dio, tra storia e kefir. Tasto di controllo del menù laterale

Prolegomeni ad ogni pedanteria futura che vorrà presentarsi come intrattenimento


ago 222020

No, non è un’opera di Hokusai o di qualche altro maestro d’arte giapponese. L’immaginazione è solo un pallido riflesso della percezione: questa è la microfotografia di un aeolosoma, un vermetto che vive un po’ ovunque negli stagni della Terra, là dove ogni infinitesima parte di centimetro cubo di spazio racchiude un minuscolo ecosistema in grado di stupire, commuovere e terrorizzare.

Di più; ti confesso che a fissare l’invisibile a me pare proprio di sentirlo bisbigliare: «uè, ma chi è stato? Madonna quanto ho mangiato… quando internet la ragion contrasta, vince la scémentia e la ragion non basta».

Sul vetrino di un microscopio non sempre s’incontrano esserini così ben disposti al dialogo. Nello stato d'incoscienza nel quale vengono rapiti, infatti, generalmente, questi si trovano febbrilmente impegnati a perseguire il fine ultimo verso cui tutti noi necessariamente tendiamo: mangiare. Il folclore semplifica le differenze: c’è chi infila la testa nell’intrico di un bosco d’insalata e c’è chi invece l’insalata se la coltiva nella pancia.

Noi non possiamo dire quale sia la strategia migliore, dal momento che quando si ha fame quel che conta è semplicemente ottimizzare le risorse. In questo senso, per quanto io non abbia mai assistito a un vero e proprio scontro di civiltà microbiologiche, nel competitivo venire ai ferri corti con l’esistenza è meglio avere mobilità a dispetto di un maggior dispendio energetico oppure il contrario?

Per questo paramecio bursaria, che vive un’esistenza mutualistica con la clorella, cioè con l’alga che in endosimbiosi si lascia coltivare al suo interno, il meglio è la via di mezzo: mobilità, sì, ma senza strafare. Dall’altra parte della sala da ballo di Darwin c’è poi questo protozoo il cui motto potrebbe essere «abbasso gli orari e a morte il tempo». Nel presente colloca i suoi fini e in esso li proietta. È così poltrone che l’utente medio di YouTube in mutande sul divano, a confronto, è la voglia di fare in sé! Oh, questo detto senza alcuna accezione negativa. Infatti, questa vorticella è efficiente come pochi nel fare quello che fa… non è affascinante pensare che abbia trovato il modo di procacciarsi il cibo senza nemmeno lo scomodo di andare al supermercato?

Ah, a proposito! Quando ho assistito all’escalation d’acquisti che mi ha portato a comprare microscopio, reflex, lenti, mille-euro-in-meno-sul-conto, adattatori, microfoni, eccetera, io avevo una domanda che mi frullava per la testa, nel mentre lavavo le mani in maniera compulsiva al ritorno dalla ‘apocalittica spesa ai sensi del DL 17/04/20 numero 18 e successive modifiche’: quanto dura il coronavirus su di una scatola di biscotti esposta sullo scaffale di un supermercato dopo che qualcuno ci ha educatamente starnutito sopra?

Ecco; io mi sono avvicinato alla cosa così, con la spensieratezza tipica di chi sfoglia per due volte tutto il menù in pizzeria salvo poi ordinare la stessa cosa da vent’anni. Nessun assolutismo: tutto è solamente una questione di prospettive. Nella microbiologia basta poco per meravigliarsi, stupendosi come uno stupido, magari esclamando «oh, che carino, piccolo piccolo», per poi subito dopo rendersi conto che «madonna santissima cosa diavolo è quella cosa immensa là». Insomma - oh, ma ha le zampine! - le cose hanno senso fintanto che si possiede un’elastica scala mentale in grado di paragonare la dimensione di un virus a quella di un biscotto; hanno senso cioè se, a livello concettuale, si riesce a comprendere il differire di senso che una farfalla dà all’esistenza rispetto a chi è stato educato a schiaffi e Kant.

Se nel nostro viver quotidiano con una banana l’immensità possiamo misurare, qui è tutto un effimero multi piano che a stento si riesce a focalizzare. Sì, diciamocelo, io non avevo ben chiaro quanto grande fosse l’ignoranza che si cela dietro al mio roboante titolo di dottore magistrale in scienze storiche e filosofiche… ma come novello Galileo che punta il telescopio in una parte del cielo senza stelle e che, grazie allo strumento, trova ‘nove stelle’, guardando il deretano di una larva di chironomide io ho capito il senso delle cose: ‘vedere le cose piccole’ e ‘cogliere l’invisibile’ non sono la stessa cosa. Infatti, questo video è solamente un timido esperimento volto a rendere palese che non importa quanto spendi per i tuoi strampalati progetti da videomaker, poiché ci sarà sempre qualcuno (o qualcosa) in grado di farti presente che non hai speso abbastanza!

Ecco il senso sconsolato del mio rosicare: le vorticelle, ancorate alla vita come Plutone al culo di Proserpina, il cibo se lo introiettano dentro generando con le ciglia una corrente d’acqua continua (cioè un vortice) che devia all’interno tutto ciò che di piccolo passa nei loro pressi. Quando sei grande appena 0,02 mm il sopravvivere non è però solamente strafogarsi di briciole di biscotti. In caso di necessità come puoi affrontare i perigli che la vita t’impone? Beh… nonostante quello che ho speso per osservare l’invisibile, lo stelo retrattile si muove così fulmineamente che la mia fotocamera in grado di registrare a 60 fps non ne riesce a catturare il movimento. Seicento euro intrappolati in un frame!

E il coronavirus? Beh, i virus ho sempre saputo che non si riescono a vedere con un microscopio ottico; ‘Siamo fatti così’ qualcosa mi ha insegnato. Anzi, di più! Ti confesso che la causa latente che mi ha spinto all’acquisto dell’ambaradan che mi ritrovo in salotto, se così si può dire, è proprio figlia della volontà di vedere se siamo realmente fatti così, cioè se è vero che siamo quel gran miscuglio di cose che il cartone animato mi ha dato da intendere quando ero bambino.

Venuta meno l’illusione che mi ha indotto a credere sino all’adolescenza che dentro alla testa ci siano fabbriche e omini parlanti… vediamo di mettere subito un asterisco alla mia – e forse tua – concezione dell’esistenza: in questo gran guazzabuglio che hai davanti agli occhi, che è una semplice e apparentemente cristallina goccia d’acqua del fiume Natisone, che cosa reputi vita e cosa vita non è? A livello classico, lasciando stare le farneticazioni antropocentriche o le classificazioni includenti che dividono il tutto in maniera dualistica tra forme di vita eucariote e forme di vita procariote, da Aristotele alla Casalinga di Voghera c’è sempre stata una divisione abbastanza netta tra regno animale e regno vegetale. Per quanto la questione abbia già turbato i sonni dei filosofi di epoca moderna dopo il rinvenimento della Mimosa Pudica nelle appena “scoperte” Americhe, confesso di sentirmi alquanto imbarazzato nel definire questa piccola alga come una semplice pianta… sì, è un’alga! Davanti a te c’è una struttura vegetale che si muove in maniera – pare a me – senziente. Dico troppo? Dico qualcosa di impossibile o solo di incredibile?

Capisci quante riflessioni si possono escogitare esaminando della semplice impercettibile polvere sulla tensione superficiale di una goccia di rugiada? Io ho comprato il microscopio perché volevo vedere sangue, spermatozoi e le “cose” che fanno fare le bolle al mio kefir… chi avrebbe mai pensato che della semplice “insalata” potesse essere così interessante? Seguimi nel ragionamento: nella franca dichiarata avvedutezza di essere uno che ha conseguito un titolo accademico in biologia su Google, perché non dovrei rendere pubbliche queste onerose osservazioni che a me fanno tanto pensare?

«Quanto più uno è ignorante tanto più è audace e pronto a scrivere» mi direbbe Spinoza. ‘Sti cazzi Baruch! Senza bisogno di troppa didascalica competenza, il mio intento è di fare, con semplicità, di ogni invisibile un’immagine e di trasformare il piccolissimo in un luogo privilegiato per l’intelletto umano… sii, lo so che sto esagerando, ma l’hybris lo ho già superato esperendo ciò che non m’è dato di vedere naturalmente, perché doveri limitarmi? Lasciati andare con me, guidati solamente dall’estetica sicura che delle immagini in Ultra HD oggigiorno possano garantire...

Ecco, altro da dire adesso non ho. Nel salutarti e nell’invitarti a tornare qui, di tanto in tanto, se lo vorrai, ancora qualche istante di filmato, senza aggiungere alcunché, dal momento che – in fondo – che altro c’è da dire?

«Seicento euro».

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