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News

26 febbraio 2010

Dawn Brancheau muore; il parco: “cerchiamo nuovo addestratore di Orca Assassina, paghiamo bene”

orca_assassina_Dawn_BrancheauÈ morta la – così detta – addestratrice Dawn Brancheau, al parco acquatico Sea World di Orlando. La notizia in sé non è poi molto importante, anzi, non me ne frega assolutamente niente. Trovo sarebbe più interessante spendere due righe sull’iceberg grande quanto il Lussemburgo [2.586 km²] staccatosi dall’Antartide [ma perché devono sempre paragonare le misure con qualcosa? Mah!]

Se non è importante, perché ne parlo? È semplice, perché nessuno ne vorrebbe parlare. Appena avvenuto “il fatto”, è sceso il silenzio, anzi non il silenzio, è sceso l’ocusramento. Mentre è possibile morire davanti a tutti se sei un dissidente iraniano, quando muori dentro una calda e soffice costruzione capitalista deve calare il sipario. Che brutta pubblicità sarebbe, no?! (Anche se gioverebbe a terrorizzare il mondo con la fama dell’orca!)

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23 febbraio 2010

Savoia, ma che cosa hanno fatto (di buono) per l’Italia?

Viva San Remo, viva i Savoia. Così potrei iniziare la mia risposta se fossi filo-sabaudo. Potrei perorare la causa dei sanremesi e di quanto i Savoia abbiano combattuto per la loro libertà… ma non lo farò… mi spingerei troppo indietro e mi troverei a parlare di Genova e, dal momento che “tifo per la Serenissima” – ma tanto tanto -, non mi va.

Partiamo dal principio. Partiamo da dove l’Italia è iniziata secondo la politica che ancora oggi ci anima: Savoia -> Regno di Sardegna 1720 -> Italia monarchica 1870 -> (parentesi fascista) 1922 -> Italia repubblicana 1946.

Se i Savoia si amano, non c’è motivo di discutere: Avanti Savoia! Se i Savoia non si amano, ma ci si riconosce italiani, bisogna allora fermarsi e dire grazie. Ops! Mi sono dimenticato il punto di domanda! Bisogna dire grazie ai Savoia?

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8 febbraio 2010

Google Earth, 1943; mappe storiche

Oggi Google ha inserito in Google Earth alcune fotografie aeree risalenti alla seconda guerra mondiale che, allineate quasi[¹] perfettamente, permettono di verificare come le città sono cambiate gattopardescamente restando sempre le stesse. Correva l’anno 1943 (dicembre dice Google, ma per alcune città ci credo poco!) e la guerra imperversava già da quattro anni. Certo, la distruzione devastante del 1944-1945 doveva ancora arrivare, però l’effetto è – appunto – d’effetto, soprattutto per Berlino e Varsavia, già colpite duramente dai bombardamenti e dai combattimenti.

Germania, Italia e poi? E poi niente, per adesso. Le foto sono militari, scattate – ragionevolmente – per progettare i bombardamenti utili a “liberare”[²] l’Europa dal nazi-fascismo.

Per l’Italia sono state rese disponibili Napoli, Roma, Firenze, Bologna, Torino, Venezia e Trieste. Per la Germania “del III Reich”: Strasburgo, Stoccarda, Augusta, Ratisbona, Norimberga, Bamberga, Francoforte, Magonza, Wiesbaden, Bonn, Colonia, Düsseldorf, Dortmund, Hannover, Amburgo, Lubecca, Kiel, Berlino, Dresda e Varsavia. Quindi altre, che però grossolanamente non ho colto. Per Berlino, e questo mi fa pensare che a breve arriveranno altre fotografie aeree, è possibile vedere le foto del 1943, del 1945 e del 1953, così da potersi rendere conto dell’intensità dei bombardamenti e della rapidità della ricostruzione.

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31 gennaio 2010

Boicottare Steam (1€ ± 1$; indice Big Mac)

A quelli di Steam non deve sembrare vero: migliaia di persone sono disposte a regalare loro montagne di danaro – in media, noi europei il 30% in più a gioco – semplicemente perché “obbligati” dalla consuetudine e dal fatto che Steam, ormai, è consolidato come distributore principe di software in rete. È lontano il tempo di Counter Strike, dove per 9,99$ ti lucidavano pure il mouse! Eh sì, infatti, è da poco che hanno standardizzato la finanza; sembra quasi stiano cercando di applicare l’indice del Big Mac ai videogiochi, non considerando però che nella stessa Europa ci sono diversità retributive imbarazzanti. Cinquanta euro in Italia partono via per una serata con gli amici, mentre in Ungheria sfamano una famiglia da 10 persone per una settimana! Per non parlare poi di cosa si fa con 50 euro in Lettonia (sì, è in Europa, Cristosantissimo)!

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24 gennaio 2010

Censura democratica per un’Italia fascista, o viceversa

great-dictatorCensura fascista per un’Italia democratica. Se qualcuno aveva ancora qualche dubbio, il 27 Gennaio tutto verrà appianato. L’Italia è l’unico paese del mondo occidentale a definirsi democratico ma a utilizzare gli strumenti di governo dittatoriali. Per il momento i carri armati non vengono mandati a sedare le manifestazioni di protesta, certo, siamo ancora un paese democratico e liberale, ma la strada è dannatamente in discesa verso la dittatura. Lo è da molto tempo sia ben chiaro, da quando un uomo come Berlusconi è sceso in campo. La dittatura è propaganda, è informazione, e chi controlla l’informazione controlla il pensiero della gente e chi controlla il pensiero della gente – con la menzogna o con “tette e culi” – è un dittatore. Cosa succederà il 27 gennaio? (Anche se si è parlato di travisamento e smentite semi ufficiali). Come ricorda il nouvelOBS, sulla scia di una normativa europea (2007/65/CE), dal 27 gennaio diverrà obbligatoria un’autorizzazione rilasciata dal ministero italiano delle Comunicazioni per “diffondere e distribuire su internet immagini animate, accompagnate o meno dal sonoro”. Un decreto estremamente inquietante, invero, viene così negata la possibilità di contestazione, la possibilità di pluralismo informativo (considerando l’informazione “ufficiale” come manipolata e assolutamente non all’altezza della situazione), la possibilità di cambiare il paese. L’ultimo punto, pensiamoci. Italia dei Valori, alle ultime elezioni, è riuscita a ragrannellare un 8% di consensi grazie a internet e De Magistris, così come Beppe Grillo, con il suo blog ha instaurato un rapporto “nuovo” di rappresentanza politica. Unilaterale, certo, ma pur sempre una novità. Con questo decreto quindi si blocca sul nascere qualsiasi ipotesi di complotto, per esempio la sicuramente erronea – ma con qualche dubbio – aggressione di Berlusconi. Anzi, dire che si blocca è sbagliato. Si irrigidisce. Ecco. Si obbliga la gente a tesserarsi nel partito d’opposizione al governo.

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6 gennaio 2010

Legalità vs Libertà. La Rivoluzione francese marziana

SchermataIl dilemma che ha attanagliato la Francia rivoluzionaria era il peso che le parole libertà, fraternità legalità dovevano avere tra loro, invero, la Rivoluzione le aveva portate “in voga” su di un piano paritario. Non sarebbe passato per la testa a nessuno di dire: vogliamo la libertà al 76%, la fraternità al 45%, la legalità al 67%. Oltre che insensato, sarebbe stato uno slogan poco efficace.

In questi giorni, dopo il fallito attentato di Detroit e l’accettazione dell’introduzione del body scanner nei maggiori aeroporti mondiali (Italia compresa), la contrapposizione rivoluzionaria tra legalità (considerata come sicurezza) e libertà, a mio avviso, si sta manifestando nuovamente. Se Bonaparte dette un giro di vite sulla libertà in favore della legalità, io non mi spiego come sia possibile i governi di oggi seguano lo stesso esempio in maniera così spasmodica.

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