Questo sito non è un blog, perché se lo fosse potrebbe venir scambiato per una testata giornalistica, ma tale cosa non è, dal momento che gli aggiornamenti sono saltuari e i contenuti più obbiettivi di quelli proposti dalle fonti governative italiane.
zZZzZ...

3 ottobre 2009

Perché la puntata di Anno Zero con la D’Addario è stata un fallimento

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Non guardo la televisione. Per principio. Tranne la tragica parentesi Sky, sono anni che seguo le vicende del mondo solo ed esclusivamente tramite internet; tuttavia ieri sera ho guardato AnnoZero. Lo ho fatto perché potenzialmente la puntata poteva-doveva essere esplosiva. Così non è stato. Perché?

È semplice. Si è parlato solo e unicamente di puttanate. Vorrei dire qualcosa a riguardo, ma non posso. È chiaro che la D’Addario sia una mignotta escort tradita dalle false – forse – promesse di Berlusconi che per trombarsi intrattenersi con la sgualdrina signorina ha inventato “mari e monti”.

Discorso chiuso.

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L’intervento più interessante, a mio avviso, è venuto da Nicola Porro (vicedirettore de “Il Giornale”). Il suo intervento lo si può rivisionare qui a fianco. Riassumendo: c’è un tema di credibilità in tutto questo?

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27 settembre 2009

Eroi moderni (altresì noti come buffoni)

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e|rò|e s.m.

  1. nel mito classico, semidio dotato di eccezionali virtù e autore di gesta prodigiose.
  2. chi dà prova di straordinario coraggio e generosità; chi si sacrifica per un ideale: e. di guerra, morire, comportarsi da e.
  3. personaggio principale di un’opera letteraria, musicale, cinematografica e sim.: l’e. del racconto, del romanzo; il nostro e., in racconti e romanzi: formula con cui il narratore fa riferimento al protagonista dell’opera.
  4. chi fa parlare di sé, chi è al centro dell’attenzione: l’e. del giorno, del momento, della festa.

Benché loro non abbiano potuto auto-proclamari eroi, i media lo hanno fatto [link]. E perché lo hanno fatto? Perché non hanno assolutamente idea di cosa eroe voglia dire. Come si possono considerare eroi dei soldati – volontari – morti senza capire nemmeno cosa stava succedendo? È come se, mettiamo, domani uscissi di casa e venissi investito da un auto ritrovandomi eroe. Erano soldati. Avevano scelto – per passione, spirito di sacrificio democratico, necessità – di arruolarsi, ben sapendo a cosa avrebbero potuto andare incontro. Non sono morti alla Enrico Toti (eroe per noi italiani ma pazzo scellerato per gli austriaci[¹]), sono bensì morti fermi-immobili-aspettando. Perché è così che si muore nelle guerre di pace: non si combatte, si attende solo che un cecchino o un’auto imbottita di tritolo ponga fine alla propria vita. Non chiamateli eroi! Come se non bastasse, i nostri eroi – nel morire da eroi – si sono portati dietro numerosi civili, morti proprio a causa della presenza dei nostri eroi! Il nostro paese è in guerra e, come sempre[²], ci è entrato senza equipaggiamento. I nostri carri corazzati “Lince” sono buoni per fermare le cerbottane, ma è il meglio che possiamo offrire, o meglio, è il meglio che possiamo buttare nel calderone della pace. Mussolini aveva bisogno di qualche migliaio di morti per sedere al tavolo della pace mentre Berlusconi ha bisogno di qualche decina di morti per restare seduto al tavolo della guerra. Sì, guerra. Quella in Medio Oriente è una guerra e noi saremo ricordati come i cattivi.

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22 luglio 2009

Berlusconi è vecchio; 2000 punti metallici per un’Italia che affonda

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Silvio Berlusconi è ricco, fottutamente ricco, e può permettersi economicamente di fare quello che vuole. Il limite tra vanità privata e pensiero pubblico è però sottile, anzi quasi annullato nella fattispecie, tanto che una foto dello scorso anno mi ha portato a riflettere riguardo la predisposizione del pensiero di una persona che ha basato tutta la propria vita sulla sverità. Berlusconi, anticipando di molto il curioso caso di Benjamin Button, sta ringiovanendo di anno in anno. La volontà dell’uomo di vivere per sempre – e quindi restare per sempre giovane – trova, nella letteratura classica, milioni di esempi e spunti di riflessione che mi fanno ritenere, a carattere generale, che Berlusconi non abbia una colpa precisa: la sua volontà è semplicemente determinata da un’endemica spinta interiore umana (narcisismo da faraone che si sintetizza nel mausoleo che si è costruito).

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3 luglio 2009

La situazione in italia non è un Dramma, è una farsa

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Grazie al talento linguistico di mia mammà, ecco un’interessante articolo proposto dal El Pais, che aveva attirato la mia attenzione per il titolo, il quale si è dimostrato essere un incredibilmente politicamente corretto sguardo d’insieme. Di seguito la traduzione dell’articolo-intervista a Luca Ronconi. [link]

Luca Ronconi (Susa, Tunez 1933) è un mito vivente del teatro italiano. La frase magari significa poco perché, di seguito, afferma “la verità non esiste”. Dunque in una sola volta può significare più cose perché “il teatro spiega la realtà meglio della stessa realtà”. Ronconi trascorre una vita intera attuando, dirigendo, investigando e insegnando ad altri attori. Ora ha 75 anni; ne ha trascorsi 10 al Piccolo Teatro di Milano e i suoi seguenti tredici inventando, cercando, montando, soprattutto come esperimenti su ciò che si riflette nel fatto teatrale in sé: la rappresentazione, la realtà e l’ipocrisia “questo concetto tanto clericale, italiano e attuale”. Da sabato prossimo e sino al giorno 7, il Festival Greco mette in scena nel Teatro Nazionale di Catalonia il penultimo montaggio di Ronconi. Il sogno di una notte d’estate ha debuttato in ottobre, con attori della sua scuola e notevole esito. È stato direttore della Biennale di Venezia dal 1977 al 1999 e, nel mezzo, del Teatro Stabile di Torino, per il Teatro di Roma sino a che, nel 1999 raggiunse il Piccolo, che era stato fondato, dopo la guerra, da Paolo Grassi e Giorgio Strehler. Oggi continua pensando che il meglio sta per arrivare: – cerco via via di dimenticare l’ultimo spettacolo, non so ciò che è la nostalgia -, dice con il suo parlare intercalato da pause. Da Gubbio, il meraviglioso popolo dell’Umbria, tra il quale vive, risponde al telefono ad alcune domande sul teatro, i sogni, la realtà e la irreale Italia di Berlusconi.

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