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25 febbraio 2010

Inquinamento Lambro. “Un po’ di Po” devastato. La lega: “nero di merda”

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petrolio_lambroLa foto [a fianco] non è immondizia; non sono i rifiuti tossici di una nuova centrale nucleare di Arcore; è casa mia, è l’angolo della raccolta differenziata. Quella stessa raccolta differenziata che molti italiani fanno e sulla quale oggi incombe – cupa e triste – la minaccia dell’inquinamento da idrocarburi.

n.b. A Trieste la raccolta viene fatta, ma pare non venga poi eseguita, nel senso che il triestino differenzia, mentre all’inceneritore egualitario finisce tutto nello stesso forno[¹].

titanic_2Che senso ha separare Carta-Vetro-Plastica con certosina e maniacale perizia quando poi vengono scaricati un milione di metri³ di “schifezza” nel Po? Una goccia di olio inquina un m² d’acqua! Possono anche girare le palle, no? Vabbeh, a prescindere dalla enormità della catastrofe ambientale, Legambiente si è affrettata a sostenere come urga un coordinamento nazionale degli interventi delle Regioni Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna. Bertolaso sarà contento, una scopata all’orizzonte! Insomma, per l’imperizia di un privato, l’intero popolo italiano pagherà. Il WWF si costituirà parte civile contro i responsabili dello scempio, ma sappiamo bene come andrà a finire: i responsabili continueranno a fatturare e il processo cadrà in prescrizione, con buona pace dei leghisti che, in tempi padani, vorrebbero accertate le responsabilità. Niente di più.

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28 ottobre 2009

Inquinamento del mare a Trieste, opera della Ferriera?

Il mondo sta cambiando; Google Earth, benché sia come il grande fratello, permette di vedere cose che normalmente sfuggono all’umano controllo.

Sono anni che vedo una cosa senza mai averla guardata. La differenza è sottile, me ne rendo conto, però è così: davanti a Trieste c’è, nel mare, una grande chiazza di colore marrone scuro-chiaro che, all’interno dei frangiflutti, copre l’intera superficie del mare [video sotto].

Che cosa quella macchia sia, non lo so, però posso provare a immaginarlo.

Dal sito ufficiale si apprende che La Ferriera produce[¹] coke, ghisa sferoidale, ghisa di affinazione e ghisa ematite. Sulla pericolosità, o meno, del processo di produzione non voglio pronunciarmi, invero, sono molte le associazioni che, a gran voce, da molti anni chiedono la chiusura di una fabbrica incastonata nel pieno della città. Quello che a me preme è capire come sia possibile che un’industria privata abbia per colpa o imperizia “sporcato” il mare di Trieste (quindi pubblico-demaniale) e nessuno, per quanto ne so, lo abbia fatto notare a chicchessia.

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