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28 febbraio 2010

Vilipendio. Giudici talebani? “Tutto il mondo è talebano”

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re-soleNell’assolutismo, il dominio del sovrano era etico e non giuridico: oggi è né etico né giuridico. Può sembrare una frase da Facebook, senza senso – e forse anche un senso non lo ha – ma per quanto l’idea della monarchia assoluta possa far rabbrividire, se ci si riflette sopra, si possono trovare alcuni “punti a favore” che elevano la monarchia a “migliore” rispetto alla repubblica berlusconiana, il quale aggettivo non serve a descrivere la res publica, ma a certificarne l’appartenenza: la Repubblica di Berlusconi.

Nello Stato assoluto, il rapporto che si instaurava tra il presidente del consiglio (colui che deteneva diritti di possesso sulla terra) e “il cittadino” (colui che – libero o meno – lavorava sulla terra del padrone) era simbiotico: il padrone necessitava dei “cittadini” perché egli doveva ricevere i benefici del loro sfruttamento, mentre il “cittadino” aveva bisogno del padrone perché necessitava di lui come fonte di diritto.

In fin dei conti quindi, su di un piano ai nostri occhi non paritario, il rapporto tra sovrano e suddito aveva – alla lontana – un connotato positivo anche per il “cittadino”. Oggi? Oggi le cose non sono più così, invero, per il sovrano non c’è alcun interesse a proteggere il cittadino, o meglio, non c’è alcun interesse a proteggere il cittadino che non vuole quel Signore, poiché al massimo c’è un po’ di simpatia per la popolazione che potrebbe votare il padrone – permettendogli di mantenere lo status quo o di accrescerlo – per via democratica. Simpatia nell’apparenza però, perché nella “repubblica berlusconiana” il vincolo etico non esiste e mai è esistito: “ho troppa stima nell’intelligenza degli italiani per pensare che ci siano in giro così tanti coglioni che possano votare facendo il proprio disinteresse”. (Se non voti per me, sei un coglione).

Basta! Bando alle ciance, veniamo al reato di vilipendio da me oggi contestato.

Dopo il giudizio di colpevolezza di Mills (assoluzione per il TG1), lo re Berlusconi è sbroccato sostenendo che i PM sono dei talebani. Dal sito Wikipedia:

Il termine talebani indica gli studenti delle scuole coraniche (incaricati della prima sommaria alfabetizzazione, basata esclusivamente su testi sacri islamici). Sono diventati famosi sugli organi di comunicazione di massa, che usano questo termine per indicare la popolazione fondamentalista presente in Afghanistan e nel confinante Pakistan.

Nell’immaginario collettivo quindi, Talebano = Terrorista.

Dare del “terrorista” a un PM – a mio avviso – rientra nella fattispecie del reato di vilipendio, cioè quell’atto verbale contro X che il diritto penale italiano, nello specifico, tutela proteggendo il prestigio delle istituzioni… possiamo discutere per quanto volete sulla legittimità o meno di questa protezione, però tale protezione esiste e quindi va rispettata.

Art. 290 Vilipendio della Repubblica, delle Istituzioni costituzionali e delle Forze armate

Chiunque pubblicamente vilipende la Repubblica, le assemblee legislative o una di queste, ovvero il Governo, o la Corte costituzionale, o l’ordine giudiziario e’ punito con la multa da euro 1.000 a euro 5.000. La stessa pena si applica a chi pubblicamente vilipende le Forze armate dello Stato o quelle della liberazione.
Articolo cosi’ modificato dalla L. 24 febbraio 2006, n. 85.

Le modifiche liberali degli ultimi anni hanno eliminato il carcere, tuttavia è chiaro che Berlusconi, per le affermazioni sopra riportate sia debitore - per questa fattispecie – di qualche migliaio di euro, più interessi di mora (da aggiungere taglieggiando “il contribuente”, almeno quanto taglieggiano le società di recupero crediti per le sanzioni amministrative stradali)!

Certo, questa cosa è niente se confrontata ai crimini della Lega, invero, gli articoli 291-292 dello stesso codice così recitano:

Art. 291 Vilipendio alla nazione italiana

Chiunque pubblicamente vilipende la nazione italiana è punito con la reclusione da uno a tre anni.

Art. 292 Vilipendio alla bandiera o ad altro emblema dello Stato

Chiunque vilipende con espressioni ingiuriose la bandiera nazionale o un altro emblema dello Stato è punito con la multa da euro 1.000 a euro 5.000. La pena è aumentata da euro 5.000 a euro 10.000 nel caso in cui il medesimo fatto sia commesso in occasione di una pubblica ricorrenza o di una cerimonia ufficiale.
Chiunque pubblicamente e intenzionalmente distrugge, disperde, deteriora, rende inservibile o imbratta la bandiera nazionale o un altro emblema dello Stato è punito con la reclusione fino a due anni.
Agli effetti della legge penale per bandiera nazionale si intende la bandiera ufficiale dello Stato e ogni altra bandiera portante i colori nazionali.
Articolo così modificato dalla L. 25 gennaio 2006.

Tutti noi ricordiamo cosa disse Bossi riferendosi al tricolore rosso-bianco-verde e tutti noi sappiamo come la pensa Bossi sulla questione della “bandiera nazionale”.

bossi_ditoC’è ben poco da aggiungere, se non un commento moralista e ben poco moralizzatore (alla Napolitano): tutto questo è male perché se da una parte c’è Berlusconi che – come un cavallo drogato – blatera di cospirazioni politiche talebane, dall’altra parte c’è uno Stato burocratico che non fa niente, che permette “al presidente” e al suo entourage di tutto rispetto [fianco] di infrangere la legge in maniera sistematica. In mezzo il cittadino – completamente svincolato ormai da qualsiasi logica assolutista – che paga fino all’ultimo centesimo il fardello della giustizia con la B. maiuscola.

La legge è uguale per tutti, ma c’è qualcuno che è più uguale di qualcun altro.

Non erano i talebani a essere quelli incaricati della prima sommaria alfabetizzazione? Eh no, a quanto pare [video sopra], anche al TG1 ci sono talebani, anzi telebani, i talebani che attraverso la televisione cambiano il senso delle parole orwellianamente. Mah, sarà – forse – che ormai tutto il mondo è telebano… ma qua le cose vanno sempre peggio gente. :’(

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1 commento »

  1. #1 Commento by FRANCESCO BUFFA DESIGNER 5 aprile 2010

    E’ DEMENZIALE OFFENDERE CHI LAVORA RISCHIANDO OGNI GIORNO LA VITA
    Non mi stupiscono gli oltraggi da bettola rivolti a una fondamentale Istituzione democratica del Paese “MAGISTRATI TALEBANI”, che personalmente ritengo un reato gravissimo da perseguire adeguatamente, perché esprimono la cultura autentica, la morale e la realtà sociale, facilmente intuibili, di un parvenu, che spende una delle sue infinite occasioni mediatiche, per indirizzare un messaggio rassicurante non certo cifrato, ma perfettamente trasparente, agli innumerevoli sostenitori che questo linguaggio si attendono, comprendono e accettano per identica vocazione morale e “cultura del diritto”. Mi preoccupano soltanto i devastanti silenzi degli onesti, autentica “debolezza” di un sistema che non esercita il diritto, rinunciando a sapere se chi continua a governare potrebbe essere un potenziale delinquente, poiché tanto blindato e prepotente da continuare nel tempo a prendersi gioco della Costituzione, infischiandosene di coloro che hanno perso la vita combattendo per garantire alle future generazioni uno stato democratico, nella convinzione che dopo la tragica esperienza fascista la legge poteva essere nel tempo uguale per tutti.


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