Viva San Remo, viva i Savoia. Così potrei iniziare la mia risposta se fossi filo-sabaudo. Potrei perorare la causa dei sanremesi e di quanto i Savoia abbiano combattuto per la loro libertà… ma non lo farò… mi spingerei troppo indietro e mi troverei a parlare di Genova e, dal momento che “tifo per la Serenissima” – ma tanto tanto -, non mi va.
Partiamo dal principio. Partiamo da dove l’Italia è iniziata secondo la politica che ancora oggi ci anima: Savoia -> Regno di Sardegna 1720 -> Italia monarchica 1870 -> (parentesi fascista) 1922 -> Italia repubblicana 1946.
Se i Savoia si amano, non c’è motivo di discutere: Avanti Savoia! Se i Savoia non si amano, ma ci si riconosce italiani, bisogna allora fermarsi e dire grazie. Ops! Mi sono dimenticato il punto di domanda! Bisogna dire grazie ai Savoia?
La risposta corta è no. La risposta lunga è assolutamente no.
Dopo la Restaurazione (quella conferenza che ha tentato di riportare indietro le lancette del tempo al 1789, per tutti tranne che per Venezia e Genova), i Savoia si sono attivati per allargare il loro dominio in Italia; non avrebbe potuto essere altrimenti: a sinistra avevano la Francia - o il Piave o tutti accoppati! – (Non sarebbe stato anacronistico leggerlo su qualche muro di Torino).
… per dovere di cronaca, qualche barlume di italianità i Savoia lo hanno dimostrato, dove italianità vuole intendere “mantenere la pace in Italia”, trattato di Torino (1381) e “cacciare lo straniero”, guerra di successione di Mantova… ma veniamo alle guerre di indipendenza. A quelle guerre che – già dal nome – si presentano come sbagliate, dal momento che non sono guerre vere e proprie, bensì scaramucce (per quanto concerne il fronte italiano) o senza-colpo-ferire-cessioni-territoriali.
### IN BREVE ###
Prima, 1848. Presi dall’euforia insurrezionale di Milano e Venezia, i Savoia dichiarano guerra all’Austria. La guerra va malissimo e si raggiunge una tregua; Carlo Alberto abdica e Vittorio Emanuele II diviene il nuovo Re. Austria 1 – Savoia o.
Seconda, 1860. Cavour legittima il Regno di Sardegna – arruffianandosi Napoleone III – partecipando alla Guerra di Crimea. Vengono quindi firmati gli accordi di Plombières che sentenziano come la Francia soccorrerà il Regno di Sardegna nel caso venga attaccato dall’Austria. Fatto questo, i Savoia – tramite quel genio politico di Cavour – fanno scoppiare la guerra facendosi aggredire dall’Austria. La Francia interviene. Nizza e la regione della Savoia passano alla Francia, il regno sabaudo si annette la Lombardia (intanto Garibaldi parte). Austria 1 – Savoia, anzi Regno d’Italia 1. (Grazie Francia, quindi 0).
Terza, 1866. I Savoia si alleano con la Prussia. “Scoppia” la guerra tra Prussia e Austria. La guerra in Italia va malissimo, ma l’alleanza vince. Il Regno d’Italia si annette il Veneto. Austria 1 – Regno d’Italia 2. (Grazie Prussia, quindi 0).
… 1870. I francesi si erano fermamente opposti all’idea di Roma capitale e lo hanno dimostrato due volte: nel 1862 e 1867 respingendo Garibaldi. Roma diventa italiana solamente quando Napoleone III viene sconfitto dai prussiani a Sedan, nel 1870, cioè quando l’impero di Napoleone III crolla sotto i colpi dell’efficientissimo esercito prussiano. (Grazie Bismarck).
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Come si evince quindi, da uno studio attento così come da uno studio superficiale, i Savoia non è che abbiano fatto poi molto per l’Italia, tanto che non si spiega la loro richiesta di risarcimento di 270 milioni di euro allo Stato italiano. Risarcimento per cosa? Avete solo “rubbbato”, siete stati nel momento giusto al posto giusto ma nel complesso avete avuto solamente fortuna. Fortuna. Niente di male eh, secondo Machiavelli. Fortuna che non critico e non biasimo, dal momento che per 100 anni i Savoia sono stati i Forrest Gump d’Europa: qualsiasi cosa toccassero, qualsiasi guerra scatenassero, andava sempre a finire bene… chi avrebbe mai potuto immaginare sarebbe finita così da schifo nel 1946? (Uno che crede al karma, sicuramente).
In conclusione. Non voglio fare del facile – lasciatemelo dire – revisionismo anti-sabaudo, non è mia intenzione discutere seriamente sull’opportunità del considerare positivamente il Risorgimento, quello che voglio dire è che non riesco a sentire/vedere Emanuele Filiberto di Savoia cantare “Italia amore mio”.
Pupo:
Io credo sempre nel futuro,
nella giustizia e nel lavoro, [lavoro di chi?]
nell’equilibrio che ci unisce, [hanno fondato l'Italia sullo squilibrio tra Nord e Sud]
intorno alla nostra famiglia. [ma chi? Erano 10.719.284, non credo siano aumentati]
Io credo nelle tradizioni, [non so se c'è da vantarsi di questo dopo quello che ho scritto sulle "tradizioni dei Savoia"]
di un popolo che non si arrende, [e con l'8 settembre come la mettiamo?!]
e soffro le preoccupazioni,
di chi possiede poco o niente. [a beh...]
Emanuele:
Io credo nella mia cultura e nella mia religione, [cultura francese e religione cattolica pre Concilio Vaticano II, ottimo!]
per questo io non ho paura,
di esprimere la mia opinione.
Io sento battere più forte il mio cuore di un’Italia sola, [hai capito che la Lega Nord rischia di vincere le prossime elezioni, eh?]
che oggi più serenamente si specchia in tutta la sua storia.
Canonici:
Sì stasera sono qui per dire al mondo e a Dio, [al mondo e a Dio, e gli italiani?]
Italia amore mio.
Io non mi stancherò di dire al mondo e a Dio,
Italia amore mio.
Emanuele:
Ricordo quando ero bambino,
viaggiavo con la fantasia, [su di una Ferrari immagino]
chiudevo gli occhi e immaginavo,
di stringerla fra le mie braccia.
Pupo:
Tu non potevi ritornare pur non avendo fatto niente, [questo è vero, mi associo a Pupo!]
ma chi si può paragonare a chi ha sofferto veramente. [questa non la ho capita. Che cosa vuol dire Pupo?]
Sì stasera sono qui per dire al mondo e a Dio,
Italia amore mio.
Io non mi stancherò di dire al mondo e a Dio,
Italia amore mio.
Io credo ancora nel rispetto,
nell’onestà di un ideale. [io no...]
Nel sogno chiuso in un cassetto,
e in un paese più normale.
Sì stasera sono qui per dire al mondo e a Dio,
Italia amore mio.
‘sta canzone non sta né in terra, né in cielo, né in lago. Viva il Re!
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#1 Commento by Renée — 23 febbraio 2010
Buono. Come al solito inizi a diventare didattico, ma poi la butti sul calcistico… e l’ammorbidisci un po’!
#2 Commento by Michel Giovannini — 23 febbraio 2010
Renée 1 – Michel 0 :P
#3 Commento by roberto — 24 febbraio 2010
Devo dire che hai molta fantasia!
O non hai mai letto la Storia oppure odi talmente tanto i Savoia che pur di parlarne male inventi una storiella falsificando la storia.
Nella tua assurda storiella ti sei dimenticato anche che Casa Savoia riusci’ a realizzare l’Unita’ d’Italia, il desiderio degli italiani.
#4 Commento by Michel Giovannini — 24 febbraio 2010
Roberto, io non odio nessuno. Di principio, lasciatelo dire. Bene, detto questo vorrei tu mi dicessi cosa non ti è stato chiaro.
- Nella tua assurda storiella ti sei dimenticato anche che Casa Savoia riusci’ a realizzare l’Unita’ d’Italia, il desiderio degli italiani -.
Potremmo discutere per diverse ore sul solo concetto della parola “italiani”, ma vabbeh, non è mia intenzione. Quello che ho cercato di portare alla luce nella mia “assurda storiella” è appunto che questa idea reverenziale che vuole i Savoia essere i realizzatori dell’Unità d’Italia è basata sulla propaganda: a guardarle bene non sono delle vere guerre, ovvero non sono quelle battaglie epiche con le quali la nostra coscienza nazionale (a livello medio-elementare) è cresciuta. Senza contare che il nostro stesso senso di “odio” verso l’Austria (lo straniero invasore) è stato sopito dopo il 1882, dopo la firma della Triplice, per venir riacceso nel 1914 e spento nel 1938. Un po’ troppo politico questo “odio” per essere considerato, in un certo senso, reale e nobile. No?!?!
Ovviamente io la ho buttata sul ridere questa faccenda e ho – soprattutto – cercato di sintetizzarla, tuttavia ti sfido a smentire una sola delle cose che ho scritto – in breve – dal 1848 al 1870. Certo, Mazzini e Garibaldi non compaiono (quest’ultimo marginalmente quando nomino la spedizione), non parlo mai della conquista dello Stato borbonico, etc. Insomma, non dimentichiamo che questo blog è “un gioco”; tuttavia ripeto, non mi sono inventato proprio niente: le guerre d’indipendenza sono – militarmente – delle scaramucce patetiche alle quali i Savoia hanno dato un tiepido contributo. Grazie Francia e grazie Prussia, per l’Unità! Dire “grazie” ai Savoia è – a mio avviso – antistorico e sbagliato. Forrest Gump d’Europa. Non stavo scherzando.
Di più non c’è da dire. Ciao ;)
#5 Commento by stefano — 5 marzo 2010
buffone il re, pero’ vendera’ tanto. poverino ne aveva bisogno!
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