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In questi pazzi giorni di ispezione e di mediatica violenza ho riflettuto sul senso dell’immagine e su quanto facile sia manipolarla. Quando Niepce cominciò a studiare la sensibilità alla luce – inventando di fatto la fotografia -, probabilmente mai avrebbe potuto immagine che qualcuno, un giorno, avrebbe voluto alterare quella realtà così difficilmente catturata. Dopo cinquecento anni di “verismo” pittorico, da Leonardo a Monet – passando per il Canaletto e Bernardo Bellotto -, dove era possibile sensibilizzare la realtà attraverso l’occhio, la sensibilità e il tocco del pittore, oggi le cose non sono poi molto diverse. Ma se con la pittura l’artista può deformare la realtà, abbellendola o imbruttendola – ponendo il “fuoco” su di un soggetto in secondo piano o travisando la realtà -, oggi la fotografia permette di fare le stesse identiche cose, “ma con un ma”. Oggi si ricorre al foto-ritocco non per un senso propriamente artistico, ma per modificare la realtà verso quel che si crede essere meglio (o si è portati a credere): verso uno stereotipo. Se Picasso ha foto-ritoccato il mondo rendendolo “tutto strano”, noi oggi facciamo l’esatto opposto, dal momento che il più delle volte ricorriamo al foto-ritocco semplicemente per sembrare più normali, in una normalità tutta relativa ovvio. In un mondo di finzione, tutti possono migliorare. Non solo nell’immagine, anche nell’intelletto.
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Io non guardo Sanremo. Per principio. Tuttavia l’eco me lo devo annualmente sorbire: qualche canzoncina da quattro soldi fischiettata, il punteggio di share alle 23.21, lo sfarzo mancato e i tentativi di suicidio. Le solite cose. Questa volta l’eco è però diverso. Sanremo – diversamente dal solito – mi ha dato qualcosa di più. Per la prima volta da quando ho memoria[¹], dal palco dell’Ariston si è detto qualcosa di intelligente.
I N C R E D I B I L E!
No, non sono maschilista, il mio stupore non è dovuto al fatto che la cosa intelligente sia venuta dalla Clerici (che ora avrà difficoltà a tornare a condurre quel giochino imbecille dei cuochi [mi è stato segnalato nei commenti che non lo conduceva più]), lei è chiaramente intelligente perché – evidentemente – non vota PDL!
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Sono vivo. Sì ma per pochissimo. L’ordinanza n° 2/2010, con oggetto “la regolamentazione di orari pubblici esercizi, chioschi, spettacoli musica”, avrebbe potuto provocare morti. Muggia è un carnevale importante in Italia e, da che mondo e mondo, semel in anno licet insanire. Perché avrebbe potuto ammazzare qualcuno questa ordinanza? È presto detto:
11. È fatto divieto di somministrare, dopo le ore 14.00 e sino alle ore 06.00 del giorno successivo, superalcolici nelle giornate di venerdì 12, sabato 13, domenica 14 e martedì 16 febbraio e fino al mattino successivo (art. 68, p.to 4); è fatto inoltre divieto di detenere in qualsiasi contenitore e/o consumare superalcolici nelle pubbliche vie [omissis] nel caso di contravvenzione a tale disposizione, i contenitori verranno sequestrati e distrutti immediatamente, unitamente al loro contenuto, fatte salve le altre sanzioni di legge;
12. Nelle giornate di venerdì, sabato, domenica e martedì grasso, dopo le ore 18.00 qualsiasi bevanda dovrà essere servita in bicchieri di plastica ad esclusione del servizio di ristorazione al tavolo nei soli esercizi autorizzati;
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Sono giorni che mi dico: scrivi qualcosa su questo fatto, su Bertolaso e su questo nuovo modo di rubare. Inizio a rimpiangere Craxi e i vecchi ladri di partito, almeno loro lo facevano con “stile”. Oggi, si ruba per scopare e per qualche party a base di cocaina. Insomma, il potere non è più potere inteso come tale, ma potere d’acquisto carnale e mediatico.
Che cosa mi da fastidio? Il “modello berlusconiano” che c’è dietro e che mi da la nausea. No, certo, non voglio dire sia stato Berlusconi a inventare questo clientelarismo, senza tornare ad Alcibiade e all’antica Grecia, è chiaro che ormai la gente di Stato pensi solo a se stessa e non allo Stato. Non lo dico io eh, lo dice Fini. È uno scandalo questa mafia! E non lo dico io eh, lo dice Berlusconi (sì, è da ridere lo so, il discorso delle “mele marce” soprattutto).
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