Dopo il caso Noemi, il caso Mills e puttanpoli, vediamo di abbandonare le chiacchiere da supermercato per abbozzare un ragionamento un “cincinnino” più serio.
Ho mandato una lettera a via mail alla Corte Costituzionale, nella figura di Francesco Amirante: sono molto perplesso per la vicenda dei giudici Paolo Maria Napoletano e Luigi Mazzella a cena con Berlusconi. Ritengo il fatto grave e ritengo che il giudizio sulla costituzionalità del Lodo Alfano al vaglio il 6 ottobre sia, alla luce del sole, compromesso. Che il presidente del consiglio vada a cena con loro non è un reato, il problema è che tale presidente del consiglio è imputato di corruzione e che i suoi commensali sono coloro che dovranno vagliare la costituzionalità del decreto che ha sospeso i processi a suo carico… considerato questo, ritengo ciò sia abbastanza per richiedere le dimissioni dalla consulta degli interessati.
Immagino per i più la cosa sia un “fulmine a cel sereno”, dal momento che non ci sono tette e culi in evidenza, ma in realtà, a guardare bene, di tette e culi ve ne sono, e pure parecchi (se per tette e culi intendiamo il contrario di quello che dovrebbe essere la politica). Che è successo? È semplice; sull’Espresso è venuto fuori un articolo che, senza tanti giri di parole, titola: consulta segreta; un incontro carbonaro tra il premier, Alfano[¹], Ghedini[²] e due giudici della Corte Costituzionale. Per parlare di giustizia. Ma sullo sfondo c’è anche l’immunità di Berlusconi. [link]
Il succo della cena, tra una barzelletta e un altra, immagino, è che il signor B. ha potuto esporre la sua ossessione riformatrice: abolire i PM trasformandoli in “avvocati dell’accusa”. Benché io millanti anche una discreta conoscenza giuridica, ritengo interessante (no, non interessante, la parola giusta è sconvolgente) che l’accusato vada a cena con coloro che dovranno giudicare il suo stesso status. Non ci sarebbe alcun problema a cenare con il presidente del consiglio di uno Stato normale, il fatto è che quel presidente del consiglio è infognato in beghe giudiziarie che se fossero una vasca sarebbero un acquario. Diciamo le cose come stanno: qui non si tratta (come un po’ lo è nel mio caso) di cercare di dare contro sempre e comunque a Berlusconi, bensì di ragionare sul fatto che Berlusconi è, sempre e comunque, sotto i riflettori (e non riflettori da teatro, ma da prigione anni ’40 americana). Ormai non è nemmeno un problema di “conflitto di interessi”, è chiaro che siano rimasti solo gli interessi. Il resto è a troie.
[¹] wiki: Angelino Alfano; il suo primo provvedimento come neoministro della Giustizia nella quarta legislatura Berlusconi è stato il cosiddetto “lodo Alfano”, legge approvata il 22 luglio 2008. Unica nel panorama europeo, essa prevede la sospensione dei processi a carico delle quattro più alte cariche dello stato (Presidente della Repubblica, Presidente del Senato, Presidente della Camera dei Deputati e Presidente del Consiglio) per l’intera durata del loro mandato.
[²] avvocato e politico personale di Berlusconi (no, non sono parole messe a caso!)
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