Giungendo a Trieste, che sia per mare, per strada o ferrovia, la prima cosa che si vede è il Santuario di Montegrisa, anche se a prima vista non si sa bene cosa sia e l’identificazione religiosa avvenga solo dopo empirica constatazione.
Il giudizio dei triestini sul Santuario, che vien anche detto in dialetto “il formaggin” ovvero “el bus’ del vescovo,” (il buco, nel senso di orifizio anale) spazia dall’obbrobrioso, all’antiestetico, al di cattivo gusto, a peggio. I triestini lo odiano perché il profilo della città, soprattutto quando cala la sera, vien mutilato nell’armonia dal monolita di cemento. Un odio di mera estetica quindi, ma c’è qualcosa in più!
Nel 1945 l’arcivescovo di Trieste (Monsignore Santin) fece un voto per la salvezza della città. Nel 1948 venne pubblicata sulla rivista “Settimana del Clero” la proposta di Monsignore Strazzacappa di realizzare il Tempio di Trieste denominandolo “tempio di tutte le diocesi d’Italia”. Nel 1959, Papa Giovanni XXIII decise che il tempio sarebbe stato dedicato a Maria Madre e Regina, secondo lo spirito dei tempi nuovi, come implorazione all’unione fra i popoli. Con queste premesse, da aprile a settembre del Cinquantanove ebbe luogo quel “pellegrinaggio delle meraviglie” che, per l’affluenza delle masse al passaggio della Madonna nei singoli capoluoghi, fu giustamente chiamata “la più grande missione[¹] fatta in Italia”. [link]
Si vabbeh, dai, il messaggio fu prettamente politico! Il Santuario doveva rappresentare la linea di frontiera, e non di unione!, tra l’Europa occidentale (cattolica o comunque in linea con l’ortodossia cristiana) e l’Europa orientale (comunista e quindi atea.)
Privandomi di due spunti interessanti, religione e politica, con i quali il fazioso analista storico che c’è in me potrebbe sguazzare per mille e uno pagine, voglio esporvi la raccapricciante scoperta che ho fatto… che non è nemmeno tanto raccapricciante a dire il vero, dato che molto altro di raccapricciante avrei potuto dire, cambiando tematica ovviamente, anche se non necessariamente… ma ricominciamo dal principio! Ricominciamo dall’assunto storico con il quale abbiamo iniziato: nel 1945 l’arcivescovo di Trieste Monsignor Santin fece un voto per la salvezza della città.
Mi pare lecito domandarsi a cosa l’arcivescovo esattamente si riferisse, tralasciando il a cosa devo pensare o a cosa dovrei pensare, invero, per lui cosa rappresentava la salvezza? In fondo, non sempre sono chiare le cose quando si parla di religione, e meno che meno quando si parla di religione in guerra.
La versione ufficiale, ahimé, non mi ha aiutato più di tanto, infatti, gli opuscoli turistici che sono andato a reperire all’interno del Santuario si sono dimostrati vaghi poiché si limitano ad informare che – in the 1945 the archbishop of Trieste, Monsignor Santin, made a vow for the salvation of the city. – Insomma, niente di nuovo! Bisogna quindi pensare storicamente e riflettere su quello che è successo nel 1945, a Trieste e dintorni, per dedurre a cosa il Santin si riferisse.
- Salvezza della città per la guerra in generale.
- Salvezza della città dai bombardamenti.
- Salvezza della città dall’occupazione titina[²].
Queste sono le motivazioni più veritiere alle quali sono giunto e, in una sorta di controllo incrociato, ho provato anche a “chiedere un po’ in giro,” ma quel che ne è venuto fuori mi ha lasciato ancor più spiazzato di quanto lo fossi prima, infatti, i più nemmeno immaginavano vi fosse stato un evento scatenante! Effettivamente chi ha detto che la costruzione di una chiesa necessiti una motivazione terrena!?! Vabbeh! La tesi dell’occupazione titina, dopo attenta riflessione, io stesso la ho scartata, senza alcun democratico riflettere, giacché mi risulta impensabile che si sia costruito un monumento così – alla luce del sole – contro quelli che la Grande storia oggi vuole considerare come i buoni, i liberatori. No! Non è possibile esser così subdoli e ipocriti. Sulla salvezza della città dai bombardamenti ho trovato, invece, un po’ di confusione. Infatti, i pochi che sapevano del voto e dell’esistenza della motivazione hanno tranquillamente detto – per aver salvato la città dai bombardamenti tedeschi; – io non li ho contraddetti, anzi, mi son passato la lingua sui baffi e son corso a casa a scrivere.
Per aver salvato la città di Trieste dai bombardamenti. Questa è sicuramente la tesi più veritiera! L’aver salvato la città, in generale, mi pare un po’ debole come voto, anche se nobile, e avendo scartato, poiché erronea, la tesi che vuole il Santuario sia stato eretto per rispetto al voto fatto in occasione dei bombardamenti tedeschi (erronea perché sino al 31 gennaio 1944 non v’è stato alcun bombardamento sulla città) e quindi, per esclusione, dato che nel 1944 Trieste era in mano ai Tedeschi, la frase – per aver salvato la città di Trieste dai bombardamenti - deve assolutamente riferirsi a dei bombardamenti Alleati.
Cronologia delle incursioni aeree su Trieste [link], dove ho escluso i bombardamenti “incerti,” riportando solo quelli avvenuti con relativa certezza.
1944
31 Gennaio
25 Febbraio
20 Aprile
10 Giugno
22 Giugno
27 Giugno
6 Luglio
13 Luglio
19 Luglio
21 Luglio
8 Settembre
10 Settembre
23 Settembre
15 Ottobre
23 Ottobre
18 Novembre
26 Novembre
2 Dicembre
7 Dicembre
29 Dicembre
1945
20 Gennaio
7 Febbraio
13 Febbraio
17 Febbraio
19 Febbraio
20 Febbraio
21 Febbraio
23 Febbraio
24 Febbraio
Non pago di questo punto d’arrivo, anche perché in fin dei conti non mi ha condotto a niente di concreto, sono tornato al Santuario e ho dato un occhiata in giro… la risposta era lì, una bronzea targa con impresse in altorilievo alcune scritte interessanti: questo santuario di Madre Maria e Regina ricorda la consacrazione d’Italia al cuore di Maria, 13-IX-1955 e adempie a un voto fatto per la salvezza di Trieste in un ora tragica, 30-IV-1945.
Dannazione! Anche la tesi dei bombardamenti va a farsi friggere, infatti, il 30 Aprile 1945 non v’è stato alcun bombardamento su Trieste! Evidentemente si riferiva ad altro il Santin, a un qualcosa di probabilmente perso nella storia – per sempre -; a un qualcosa che forse un qualsiasi “relativamente anziano” a Trieste potrebbe ricordare: per aver salvato la città di Trieste in un momento di grave pericolo si riferiva a quando i Tedeschi in ritirata[³] erano sul punto di far saltare il porto e tutte le vie di comunicazione ancora esistenti.
Angosciato da questa nuova scoperta mi sono affrettato a mandare un e-mail alla curia di Trieste per ricevere spiegazioni.
Mi chiamo Michel Giovannini e sto eseguendo una ricerca sul Santuario di Montegrisa. Nel ricostruirne la storia sono incappato in un’imprecisione che spero Voi possiate in questa sede colmare. Infatti, mi risulta incompleta la motivazione che ha portato l’allora Vescovo Santin a richiedere a Roma la costruzione del Tempio. Nella speranza di ricever adeguata risposta, cioè che ufficializzi la motivazione, che per me si ferma a – per aver salvato la città di Trieste in un momento di grave pericolo – e che risulta quindi incompleta non menzionando il pericolo ma lasciandolo “sottinteso,” vi ringrazio anticipatamente e vi auguro buone feste.
Passata una settimana [edit. dopo più di un anno] non ho ancor ricevuto risposta, ma non importa, in fondo ora le cose mi son tutte chiare! Il Monsignor Santin ha fatto un voto, che non so nemmeno come cavolo si faccia tecnicamente, per richiedere: non la salvezza dei triestini, minacciati dalle bombe che i nuovi alleati quasi giornalmente sganciavano, non per la fame del mondo e per la pace in MO, no! Il Monsignor Santin ha fatto un voto per salvare i punti nevralgici, ovvero quelli sopravvissuti all’infuriare alleato – il porto, le ferrovie, qualche ponte qua e la -, come se qualche tonnellata di cemento avesse un qualsivoglia valore, contrapposto ai morti, alla distruzione e alla miseria che i “liberatori” ai triestini hanno donato. No, non voglio far della facile apologia, ma loro sono i buoni, così ci hanno cresciuto! Buoni e quindi autorizzati a fare il male.
- Dodici secondi di silenzio su quest’ultima frase, per favore. -
Il punto sul quale, a questo punto, voglio vertere non è questo! Il fatto è che noi triestini siamo qui con quello schifo sopra la testa a eterna memoria della sverità della storia, ovvero della sua agghiacciante non reale percezione: il Santuario di Montegrisa, per come stanno le cose, è un monumento nazi-fascista che ringrazia Dio di aver salvato la città dai bombardamenti Alleati, anzi no, dai sabotaggi dei Tedeschi e dall’infuriare della Bora… e mi vien quindi memoria di una cosa assai curiosa – se Dio è con noi, chi può essere contro di noi? -
Ah! Ahh! Ora si spiega tutto!
[¹] presumo missione religiosa.
[²] I titini, cioè i soldati di Tito, erano l’esercito jugoslavo che a Trieste ha fatto un bel po’ di porcate di ritorsione per le porcate che gli italiani avevano fatto in Istria dopo il 1919; con la caduta del muro e con il disfacimento dell’ideologia comunista, il termine ha perso la sua accezione negativa ed oggi sta semplicemente ad indicare l’esercito jugoslavo durante il regime di Tito.
[³] Il 30 Aprile Hitler si è suicidato obbligando una Germania senza leader politico-spirituale alla capitolazione cinque giorni dopo,
- Google Earth, 1943; mappe storiche Oggi Google ha inserito in Google Earth alcune fotografie aeree risalenti alla seconda guerra mondiale che, allineate quasi[¹] perfettamente, permettono di verificare come le città sono cambiate gattopardescamente restando sempre le stesse. Correva l’anno 1943 (dicembre dice Google, ma per alcune città ci credo poco!) e la guerra imperversava già da quattro anni. Certo, la distruzione devastante del 1944-1945 doveva ancora arrivare, però l’effetto...
- Carnevale Muggia 2010, ordinanze folli, insensate, inutili e criminali Sono vivo. Sì ma per pochissimo. L’ordinanza n° 2/2010, con oggetto “la regolamentazione di orari pubblici esercizi, chioschi, spettacoli musica”, avrebbe potuto provocare morti. Muggia è un carnevale importante in Italia e, da che mondo e mondo, semel in anno licet insanire. Perché avrebbe potuto ammazzare qualcuno questa ordinanza? È presto detto: 11. È fatto divieto di somministrare, dopo le ore 14.00 e sino alle ore...
- Inquinamento del mare a Trieste, opera della Ferriera? Il mondo sta cambiando; Google Earth, benché sia come il grande fratello, permette di vedere cose che normalmente sfuggono all’umano controllo. Sono anni che vedo una cosa senza mai averla guardata. La differenza è sottile, me ne rendo conto, però è così: davanti a Trieste c’è, nel mare, una grande chiazza di colore marrone scuro-chiaro che, all’interno dei frangiflutti, copre l’intera superficie del mare...













#1 Commento by Anthony — 8 gennaio 2008
E’ tutto molto interessante, complimenti per la ricerca :)
La prossima volta spiegaci se Nostradamus parlasse di Montegrisa riguardo alla “chiesa sul mare a forma di emme..”.
Saluti
#2 Commento by Michel Giovannini — 26 gennaio 2008
La lettura di Nostradamus è totalmente insensata. Di maghi, considerati tali postumi, ne abbiam fin troppi. Nostradamus stesso si presentò come “truffatore;” il suo era solo un mestiere, che faceva leva sulla stupidità medievale. Curioso che lo strascico di quella stupidità sia arrivata, praticamente intatta, sino a noi.
1) Non siate troppo specifici per non essere contraddetti. Siate vaghi ed enigmatici.
2) Scrivete in modo da far credere al lettore che voi sapete qualcosa, anche se non sapete niente. E fate allusione in modo enigmatico ad un soggetto del quale non parlate, questo accentuerà ancora di più “l’aura di mistero” e renderà le vostre profezie “solenni”.
3) Fate previsioni su soggetti che hanno una grande probabilità di realizzazione: la guerra, la peste, eventi legati al clima, intrighi politici, la morte di persone importanti, incidenti… il tutto in modo misterioso.
4) Se voi fate molte profezie, certamente alcune si realizzeranno, secondo la legge delle probabilità, oppure: “se voi gettate abbastanza fango sul muro, un parte si attaccherà”.
5) Per essere credibile, gettate la alcune profezie “ex-post facto”. Con il tempo i creduloni dimenticheranno che voi non stavate profetizzando, ma soltanto raccontato degli avvenimenti. Gli ignoranti non vedranno la differenza.
6) Riciclate le profezie che non si sono avverate. La storia ha la tendenza a ripetersi, e voi potreste essere “fortunati”.
#3 Commento by Mauro — 19 luglio 2010
Ciao. Scusa se t’interrompo, però ci sono cose che non sai, che non so io e che non sappiamo nessuno. Intanto la famosa chiesa è… “un bunker”. Dovrebbe essere un punto di ritrovo secondo antichi per la salvezza del genere umano. La chiesa a forma di alveare in una città tra mari e monti (come la descrivono alcuni antichi) secondo me è MonteGrisa e la chiesa Mariana. Tra circa 2 anni e un paio di mesi sapremo a cosa servirà quel punto. L’interno ed esterno strutturale è una cosa magnifica, lasciando perdere l’estetica che fa schifo, ma avete visto che opera d’arte come struttura (intendo massiccia)? Ha dei blocchi di cemento armato enormi con dei serramenti grossisimi, vetri antisfondamento grossisimi, un intelaiatura pazzesca e intrecciata a rombi e triangoli. Più peso avrebbe sul tetto, più la struttura sarebbe stabile e forte, come una prisma a forma di piramide. Come se potrebbe resistere a fuoco, fiamme, acqua, mare, terremoto e addirittua se cadrebbero meteoriti sopra il tetto. E’ fantastica. Se dovrebbe venire la fine del mondo io vorrei essere li dentro. Credo e ripeto che quella chiesa in verità è un bunker, fatto per salvare i Triestini da qualcosa che non sappiamo ben cosa ancora.
Vedi S.Malachia, Nostradamus, Medjugorje, Fatima, Padre Pio e anche papa XXIII. Tutti sapevano qualcosa che noi non sappiamo. Si, una vergogna estetica per trieste; no, non è inutile. Non niente avviene per niente.
Sto facendo una ricerca approfonita, ma tanto vasta su MonteGrisa, ma ben poco si riesce a ricavare, e i contatti in loco non aprono bocca (vedi i preti).
#4 Commento by Michel Giovannini — 19 luglio 2010
Ciao Mauro, non dico niente perché prima di ribattere alle tue “idee” dovrei correggerti la grammatica. Sarebbe un atto troppo ipocrita e saccente, quindi non dirò nulla…
#5 Commento by Mauro — 20 luglio 2010
…e beh ciò, te sa che noi Triestini no savemo parlar in linguà, no? No xe per farghe le puntine, ma el succo xe quel. Se te vol te scrivo per zakaj e xe fato lavor ciò!!! O se te vol, ancora mejo, te se ciol la penna rossa e te me correggi el compito, eco. Ciau.
#6 Commento by Mauro — 20 luglio 2010
…no son un avvocato, e nanca un dottor. Son un operaio che ga fini le medie per un pel co ‘na piada de drio. La mia grammatica xe el spaceto soto casa. Dio!
#7 Commento by Michel Giovannini — 20 luglio 2010
Ma sì, te ga ragion, podevo star zito :D
#8 Commento by Mauro — 20 luglio 2010
;)
trackbacks