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Questo articolo è vecchio! Sebbene generalmente io non rinneghi nulla di quello che ho pensato in passato - o che posso aver scritto sotto effetto alcolico e del quale non ho ricordo alcuno -, è probabile il mio pensiero - in questo periodo - sia cambiato, ovvero sovvertito. Ti invito quindi a verificare sfogliando qualche cosa di più recente se, ancora oggi, la penso così. :)

3 luglio 2009

La situazione in italia non è un Dramma, è una farsa

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Grazie al talento linguistico di mia mammà, ecco un’interessante articolo proposto dal El Pais, che aveva attirato la mia attenzione per il titolo, il quale si è dimostrato essere un incredibilmente politicamente corretto sguardo d’insieme. Di seguito la traduzione dell’articolo-intervista a Luca Ronconi. [link]

Luca Ronconi (Susa, Tunez 1933) è un mito vivente del teatro italiano. La frase magari significa poco perché, di seguito, afferma “la verità non esiste”. Dunque in una sola volta può significare più cose perché “il teatro spiega la realtà meglio della stessa realtà”. Ronconi trascorre una vita intera attuando, dirigendo, investigando e insegnando ad altri attori. Ora ha 75 anni; ne ha trascorsi 10 al Piccolo Teatro di Milano e i suoi seguenti tredici inventando, cercando, montando, soprattutto come esperimenti su ciò che si riflette nel fatto teatrale in sé: la rappresentazione, la realtà e l’ipocrisia “questo concetto tanto clericale, italiano e attuale”. Da sabato prossimo e sino al giorno 7, il Festival Greco mette in scena nel Teatro Nazionale di Catalonia il penultimo montaggio di Ronconi. Il sogno di una notte d’estate ha debuttato in ottobre, con attori della sua scuola e notevole esito. È stato direttore della Biennale di Venezia dal 1977 al 1999 e, nel mezzo, del Teatro Stabile di Torino, per il Teatro di Roma sino a che, nel 1999 raggiunse il Piccolo, che era stato fondato, dopo la guerra, da Paolo Grassi e Giorgio Strehler. Oggi continua pensando che il meglio sta per arrivare: – cerco via via di dimenticare l’ultimo spettacolo, non so ciò che è la nostalgia -, dice con il suo parlare intercalato da pause. Da Gubbio, il meraviglioso popolo dell’Umbria, tra il quale vive, risponde al telefono ad alcune domande sul teatro, i sogni, la realtà e la irreale Italia di Berlusconi.

Domanda: Cosa l’ha spinta a fare Il sogno… ?

Risposta: Soprattutto mi piace il suo carattere onirico; gli attori giocano a far teatro e, nel contempo, a innamorarsi. Il teatro dentro al teatro[¹]: il sogno quale rappresentazione della realtà. Questa idea attraverso il lavoro. Il trattamento della storia degli innamorati, per esempio, propone una rappresentazione dell’amore, non l’amore in sé stesso. Rispetto al sentire amore, ciò che sembra, lo fingono. I veri protagonisti sono il teatro e la letteratura.

D.: Che cosa l’affascina tanto del gioco finzione-realtà?

R.: il gioco non si esaurisce mai. Magari mi riesce difficile immaginare che la rappresentazione sia reale e sono piuttosto scettico circa il fatto che la verità  sia la verità.

D.: La teatrale o l’altra?

R.: L’altra. Il fatto teatrale è importantissimo per spiegare la realtà.

D.: Il concetto dell’apparenza sembra ogni volta più decisivo, in Italia, E cambiato nel tempo?

R.: E’ una chiave della nostra società. Non credo che sia cambiato, sino a quando si è esteso, si è fatto troppo grande. Magari è per questo che sento sfiducia verso il teatro naturalista o realista. Tendo a pensare che la rappresentazione e la realtà non coincidano e la realtà mi sembra….

D.: Irreale?

R.: La realtà si chiama così perché in teoria definisce il reale, però normalmente mal si adatta a ciò che vorremmo che fosse reale. La realtà e molto ambigua e non sempre succede ciò che dovrebbe…

D.: Si riferisce alla manipolazione?

R.: Questa è un altro concetto che sta nella commedia. Il sovrano ingiusto deve dormire, sognare, per dimenticare che ha dettato una legge ingiusta, maschilista, che obbliga una giovane a vivere con suo padre. Non solo è una commedia fantasiosa, una favola; è anche seria. E l’aspetto erotico è piuttosto violento.

D.: Noi cerchiamo ogni volta maggiori informazioni sulla realtà…

R.: Grazie a Dio non è necessario spiegarla. Fuori dall’Italia tutto il mondo sa ciò che sta succedendo qui.

D.: Però in Italia molti non lo sanno, o fingono di non sapere.

R.: Molti lo sanno e molti non fingono di non sapere. A loro non piace l’immagine che proiettiamo. Dunque sappiamo che in tutti i paesi c’è una parte lucida e un’altra ottusa.

D.: A lei che ne sembra della situazione?

R.: Il fatto più penoso è la sensazione di ridicolo. La situazione, più che un dramma, sembra una farsa.

D.: Qualcuno scriverà di questa funzione?

R.: Il cinema lo ha già fatto. Pasolini spiegò ciò che sta accadendo adesso nella società e il potere[²]. E la commedia all’italiana degli anni sessanta ha anche descritto con esattezza ciò che stiamo vivendo, Lo ha fatto in forma leggera, però adesso la situazione è molto seria. Alberto Sordi è l’attore allegorico. Aiuta a capire i difetti dell’italiano medio e ci spiega che la simpatia può essere molto pericolosa.

D.: Il Paese è stata una potenza creatrice di prim’ordine. Dove sta andando?

R.: Tutto si è  impoverito. Non soltanto in Italia, Non si vede una grande effervescenza da nessuna parte. In Italia ciò che è più impressionante è il conformismo. Non ci accontentiamo con poco. E la presenza ogni volta maggiore della Chiesa. Non c’è partito che non la tenga d’acconto. Per molti italiani, la sola istituzione duratura è la Chiesa.

D.: Al di fuori dell’Italia si critica molto Berlusconi, All’interno, meno. Errore autocritico?

R.: Le percentuali del voto sono ciò che sono. Ed è difficile parlare dell’Italia come di una nazione. Non so se lo è. Tra l’Umbria, dove vivo, e la Lombardia, dove lavoro,  ci sono tante differenze che risulta difficile vedere l’Italia come una unità geografica nazionale.

D.: Pasolini predisse che la televisione avrebbe distrutto la cultura[³].

R.: Per il teatro era più pericoloso quando si trasmetteva teatro. Adesso fanno soltanto varietà. Credo che abbia colpito molto i quotidiani; il teatro è stato sempre minoritario e aveva poco da perdere. Più pericoloso è il fatto che la gente, al posto di leggere i quotidiani, si informa vivendo mezz’ora di telegiornale, che dà lo stesso valore al terremoto de L’Aquila e alle nozze di Tom Cruise. “In Italia ciò che è più impressionante è il conformismo e la Chiesa.”

[¹] il concetto non è originale, venne espresso magistralmente da Pirandello nelle sue opere, soprattutto nel suo fantastico “sei personaggi in cerca d’autore”.

[²] Credo si riferisca a questo pensiero di Pasolini, sotto riportato, da “La voce di Pasolini” con l’interpretazione di Toni Servillo.

Pasolini, nel giudicare la società che cambia, è sicuramente stato profetico, ma questa profezia è vecchia di duemilacinquecento anni! Negli ultimi tempi ho avuto occasione di ragionare un bel po’ leggendo Platone (il suo Gorgia mi ha distrutto), il quale sostenne che il fallimento della democrazia ateniese aveva trovato espressione nell’assenza di un progetto di miglioramento etico-morale dei cittadini: vedi la parabola che ha colpito gli eroi di guerra e politici di Atene come Pericle, Cimone, Temistocle e Milziade, i quali hanno dovuto subire, alla fine della loro carriera, le accuse del popolo che evidentemente non erano riusciti a migliorare (ovvero i grandi dittatori moderni: Hitler, Stalin, Mao e Mussolini). La parabola tragica di Temistocle, eroe contro i persiani e poi ostracizzato, non ha nulla a che vedere con la tragedia di sfiga di Pericle, così come Milziade non ha nulla a che vedere con il misthos[³], però il concetto funziona, in linea di massima, con tutto e tutti. Platone attaccò la democrazia (di questo parliamo gentaglia!) sostenendo che gli spettacoli teatrali non facevano altro che trasformare la democrazia in una sorta di teatrocrazia; la trasposizione attuale dello ieri allo oggi è presto fatta: teatro => televisione, poiché ieri come oggi, “il gusto” del pubblico incompetente ha preso il sopravvento.

Solitamente non propongo soluzioni, in questa sede scherzosa che uso più che altro per passare il tempo che intercorre tra lo studio, lo studio e un po’ di sano videogame, tuttavia questa volta voglio provare a farlo: i problemi sono palesi e sono troppo radicati per venir globalmente risolti, però abbiamo un modo semplicissimo per provare a uscire dal sistema (io lo ho fatto sette anni fa e, devo dire, mi sento “libero”): smettila di guardare la televisione. Smettila di lobotomizzarti il cervello guardando Amici e il Grande Fratello (lo sapevi, brutto ignorante, che il Grande Fratello è il “personaggio” di un libro e non uno scadente format televisivo?). Smettila, con tutto! E non credere che i programmi pseudo culturali siano diversi, invero, sono merda scientifica (History Channello non è il Canale della Storia, ma è la parodia, a stelle e strisce, della storia). È facile, credimi, non hai bisogno dei loro film del cazzo, delle loro verosimili cose, del calcio e della pallacorda. Il gesto è semplice e non ti obbliga a fare niente di particolare: devi semplicemente tentare di dimenticare il loro mondo, sforzandoti di vedere il vero mondo attraverso internet (certo, quando sentierai di un attentato vedrai i corpi smembrati e non un rassicurante volto fanatico che annuncia – qualche vittima collaterale -, però ehi! vuoi mettere?) Tutto quello di cui hai bisogno, impostati i dns non governativi è a portata di click. Credimi, non hai bisogno di altro.

[³] cioè la “remunerazione” di coloro che coprivano una carica istituzionale, quale per esempio l’assemblea popolare. Questa cosa fece imbestialire i suoi concittadini e in particolar modo Socrate.

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