Questo sito non è un blog, perché se lo fosse potrebbe venir scambiato per una testata giornalistica, ma tale cosa non è, dal momento che gli aggiornamenti sono saltuari e i contenuti più obbiettivi di quelli proposti dalle fonti governative italiane.
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Il mio me (verosimile)

Tutto quello che scriverò potrà sembrare pesante e molto poco “reale”. No, non è che mento esplicitamente, solo che c’è modo e modo di dire le cose… e questo a seguire sarà quello più serio e verosimile. Se vuoi entrare in contatto con me lo puoi fare scrivendomi una mail a oppure chiedendomi l’amicizia tramite Facebook (cerca Pompeo Giustiniani e salterò fuori io. Magari mandami un messaggio privato nel quale specifici che non mi conosci direttamente ma che mi hai aggiunto “tramite” il blog, altrimenti rischi di venir ignorato!).

“Veniamo a me”. Mi chiamo Michel Giovannini, sono nato nel 1981 a Trieste, dove vivo e studio; mi sono diplomato come perito ragioniere programmatore informatico[¹] e attualmente sono laureando in Storia Moderna alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università per gli Studi di Trieste.

Può sembrare sconcertante, soprattutto per gli sfortunati che mi conoscono nella – così detta – real life, ma sono una persona senza tempo. Non faccio niente di particolarmente pesante – sia ben chiaro – ma sovraccaricandomi di impegni, futili o meno, non riesco quasi mai a portare a termine niente. Ma forse è un bene, perché la Riforma ha cambiato anche e soprattutto chi è rimasto cattolico!

La mia formazione meccanica, benché a prima vista possa sembrare in contrasto con la mia attitudine umanista, mi ha molto aiutato nella vita, invero, l’essere programmatore (e quindi logico) mi porta a ragionare in maniera “procedurale”. Niente avviene per caso (e nemmeno per predestinazione o volontà metafisica), la successione di eventi, dall’apparenza casuale, segue una precisa condizione logica riassumibile in se questo è questo, quello è quello. Ecco quindi spiegato il mio interesse per la Storia! Come scrisse Papini, tutta la storia degli uomini non è che il terrore della secondità. Ed è proprio questa secondità che, con la programmazione, cerco di circoscrivere e arginare. Per quale motivo? Ma per essere una persona migliore, per sentirmi, dentro, felice di essere quel che penso (che è in fondo quello che sono), mi sembra chiaro. I giovani di oggi, ormai, non hanno che questo.

Attualmente, in ordine di importanza, sono impegnato: con l’università che mi succhia via tempo ed energie, ma con piacere; con un lavoro che non svolgo; con la realizzazione di un libro impossibile sulla Shoà; con la realizzazione di un libro riguardo lo schieramento difensivo imperiale di Trieste sul Monte Hermada; con l’attivismo sociologico in giro per i vari forum, siti ed enciclopedici non-più-liberi-modi-di-comunicare, nel tentativo di combattere la stupidità e l’ignoranza strategica dei popoli; con la trasposizione dei miei scritti (il mio primo libro) – in formato digitale – per questo sito.

Vabbeh, è la decima (anzi undicesima) volta che rifaccio lo stile del sito (questa volta è definitivo, lo giuro!). È la decima (anzi dodicesima ) volta che mi trovo a dover pensare a qualcosa d’intelligente da scrivere riguardo la mia persona; sì, insomma, quell’ipocrita e classica nebulosa di parole che descrive l’autore cibernetico che si sta visitando, che non è la mera cortese presentazione sopra riportata (utile non tanto a conoscermi, quando a capire con chi si ha a che fare; come pensa colui che scrive).

Altro da dire non c’è, o meglio non c’è in questa sede che io reputo non un serio e sensato modo di esprimere quel mio me che qui ho dato l’illusione di enunciare. Io ritengo che i miei scritti dicano di me molto più di quanto io ora potrei concepire (ma non sono ancora completamente disponibili, quindi immagina!) e per il nostro modo di pensare, ordinato e superficiale, mi sembra una buona cosa mandare ogni tanto tutto all’aria[²].

[¹] non sono spocchioso, cioè sì lo sono, ma non in questo caso. È veramente quello il titolo che mi hanno appioppato!
[²] questa è una citazione di non so chi, che ho letto non so dove, e che non so perché mi è rimasta nella testa.