È abbastanza curioso che dopo Marrazzo salti fuori un “trans” al Grande Fratello, ma così è. Non si può certo sempre gridare al conflitto d’interessi!
Io ritengo di essere una persona liberale[¹], tuttavia quando si parla di diversità di genere, il cattolico reazionario che c’è in me salta fuori senza vergogna. Personalmente ritengo le deviazioni sessuali possano trovare un riscontro nel normale esistere che ci viene obbligato dal caso. Sì, insomma, benché non mi sconfifferi l’idea, i feticisti, gli omosessuali, quelli a cui piace scoparsi in tute di poliuretano espanso con un imbuto in testa e un peso da 2 chili attaccati ai testicoli, etc, li accetto perché ritengo che tali “devianze” siano funzionali al fine ultimo della, così detta, felicità. Io provo piacere a leggere lettere epistolari del 1600 che vertono attorno alla Ragion di Stato, chi sono io per criticare qualcuno che prova piacere a mangiare “la pupù”. È bello ciò che piace, no?
Se riesco ad accettare queste – come le ho chiamate? – devianze, non posso accettare il “capriccio” di una persona che vuole cambiare sesso. Reazionario? Forse. Intransigente? Sicuramente. Se sei un uomo e ti piace un uomo, va bene, è come se un vegetariano si da alle bistecche. Ma se sei un uomo e vuoi diventare donna, o viceversa, è come se sei vegetariano e vuoi diventare una pianta. Ohhhh! Io sono determinista, credo quindi la persona si formi unicamente a causa degli imprescindibili eventi che – nel bene o nel male, a seconda del punto di vista – cambiano la persona portandola ad effettuare scelte imposte volte al – prima considerato – soddisfacimento personale. Se da piccolino tuo padre ti ha traumatizzato, senza scomodare Edipo, non mi pare il caso di dare un taglio netto alla tua mascolinità.
Tralasciando le implicazioni di forma e prettamente naturalistico-positiviste di questa “devianza” (non credo nella famiglia ma è impensabile immaginare una società per larga parte in debito con il fato per il pisellino o meno), trovo il ripensamento di genere un qualcosa di – realmente – simile a un capriccio… come un bambino che vuole il gioco nuovo che non uscirà prima di sei anni di sviluppo! Noi siamo animali e nella natura non esistono femmine che giocano a fare i maschi, o maschi che giocano a fare le femmine (quelli che lo fanno, alcune rane, lo fanno perché sono mutati naturalmente nel corso dei millenni). Se andiamo a cercare la volontà (e quindi non la “natura”, madre o matrigna leopardiana che sia), gli esempi di omosessualità nel passato hanno delle motivazioni diverse rispetto “al capriccio”, visto così perché non naturale… da storico, l’esempio più antico che riesco, su due piedi, a ricordare è l’agoghé spartana. Sì, certo, le maggiori informazioni che abbiamo su Sparta sono state scritte da non-spartani (Plutarco, Senofonte, Platone, etc), però il quadro della situazione che sto per riesumare è abbastanza chiaro e lineare: la persona non informata sui fatti potrebbe cedere alla tentazione di pensare a Sparta come a una società di super uomini, duri e puri… – sì, lo so che hai guardato 300[²] e che ti credi un esperto -, ma non è così.
L’agoghé era il processo educativo spartano, volto a piegare i voleri personali degli aspiranti spartiati dai 7 ai 30 anni. Nel tentativo di formare una èlite dell’èlite, questa lunga formazione impartiva, oltre all’arte della guerra e della sopravvivenza [nel bosco, da solo, armato solo di coltello], anche i valori della comunità, l’obbedienza, la padronanza di sé, l’emulazione, insomma, il senso di rispetto “fraterno” indotto attraverso il rapporto di pederastia tra l’erates (l’amante 14-20 anni) e l’eromenos (l’amato 20-30 anni), che poi perdurava per tutta la vita. Eh sì, gli spartani erano un po’ “fru fru”.
Se è difficile – per noi oggi – immaginare questo tipo di rapporto, è facile però considerare come nessuno spartiato abbia mai pensato di darsi alle faccende domestiche (non apro la parentesi sul ruolo della donna a Sparta che, diversamente da come si pensa per “il mondo vecchio”, era molto importante). Ecco dunque tutto il determinismo che c’è in me che prende il sopravvento: accetto la devianza se la società che la produce la considera normale, ma dal momento che la “mia” natura non prevede il cambio di genere, non vedo perché accettarlo. Tollerarlo, questo sì, ma accettarlo no. Non lo accetto – anche e soprattutto – perché questa cosa mi puzza tanto di “commerciale”. Quando ho visto la foto della cantante dei Tokio Hotel, ho pensato – che gnocca! -, quando ho saputo che era un uomo ho aggiunto – me lo farei lo stesso! -
Sì, insomma, diciamocelo chiaro: la “vostra” società sta producendo una strana ambiguità di genere che da Marilyn Manson a – forse – Gabriele Belli, si propone unicamente di dare scandalo. È innegabile, infatti, non considerare come il nuovo concorrente del Grande Fratello[³] sia lì per farsi vedere, perché se ha cambiato sesso per vivere una vita tranquilla da “macho”, mi sa che ha irrimediabilmente fallito; se è al GF per guadagnare i soldi utili “alla soluzione finale della questione pisello“, poteva andare da Marrazzo… senò, in Italia, i politici che ci stanno a fare?
[¹] non nel pensiero politico, ma nel vero senso della parola: credo nella libertà, più o meno, incondizionata.
[²] colgo l’occasione per criticare un aspetto sconvolgente del “film-fumetto”. Nel film gli efori vengono dipinti come dei mostri deformi, eremiti in cima a un monte, bramosi di danaro e potere; tuttavia gli efori erano i cinque magistrati supremi di Sparta, quindi spartiati normali e non deformi – introdotti dal VI secolo p.e.V. -, gli unici in grado di mettere sotto accusa un re (che a Sparta erano due), e che convocavano l’assemblea detenendo il potere esecutivo. Erano eletti annualmente, quindi senza alcuna possibilità di effettuare una politica a lungo termine, ogni mese giuravano di rispettare i re; eh eh, meglio essere eletto nell’eforato per un anno o essere Re per sempre? Eh! Berlusconi avrebbe tanto da dire a riguardo!
[³] show antropologicamente interessante alla sua prima edizione.
- Il più grande italiano di tutti i tempi? (No, non è la Pausini) Su Facebook Paola (grazie!) mi ha passato un link commentandolo così: Rai Due sta preparando una trasmissione dal titolo “Il più grande italiano di tutti i tempi” [...] e chi mi tocca vedere al primo posto? LAURA PAUSINI con il 37% dei voti e personaggi come DA VINCI al 12% e, udite udite, DANTE al 3,10% e Galilei al 2,70%. Credo che si sia...











#1 Commento by Fabs — 3 novembre 2009
Sinceramente più che reazionario…un brutto esempio di ignoranza (nel senso di “ignorare”, la questione), che mi sconvolge ancor di più considerando il (credevo) tuo gran cervello e dopo la mia tesi (evidentemente non letta). Credi pure quel che vuoi, questo tuo pensiero mi sa molto di uso di un pur sia qualsiasi argomento del giorno per dimostrare il tuo “sapientinismo” storico, che però dimostra gran poca voglia di conoscere realmente i fatti e soprattutto un fondo di vecchia ipocrisia…non ho parole. sinceramente.
#2 Commento by Michel Giovannini — 3 novembre 2009
È triste ti faccia più male un solo particolare pregiudicabile rispetto al bene che fanno n+1 cose buone.
#3 Commento by Renée — 3 novembre 2009
Avresti dovuto fare psicologia, non storia! Saresti meno pragmatico e più umano!
#4 Commento by Michel Giovannini — 24 novembre 2009
L’umanità è un vocabolo. La logica è quello che preme a me.
#6 Commento by beluga — 3 febbraio 2010
pilastro della transfobia.
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