Il 5 Maggio verrà votata una legge, al parlamento europeo, che sostanzialmente concederà ai Provider di limitare l’accesso a internet. Si inizierà oscurando i siti di P2P, Pirate Bay in testa (sempre non chiuda prima per cause varie), e si passerà, perché è normale sia così, a oscurare siti politicamente non allineati. Cosa succederebbe se a Berlusconi venisse concesso un account di amministratore su YouTube? Semplice, le sue figure di merda colossali sparirebbero e lui diverrebbe, con un abile “oscuramento”, la persona migliore del mondo. Sono un cittadino che non conta un cazzo, ma questa volta voglio provare a fare il cittadino democratico scrivendo ai signori parlamentari europei invitandoli a valutare bene la loro decisione (che attualmente è, all’unanimità, favorevole).
Copio la e-mail mandata.
L’accesso a Internet non dev’essere condizionato!
In base alla proposta di legge del 5 Maggio, i provider saranno legalmente autorizzati a limitare il numero di siti accessibili e saranno quindi “loro” a dirmi cosa mi sarà permesso vedere. Internet diverrà una sorta di “pay-tv” all’interno della quale scegliere tra un limitato numero di risorse politicamente allineate. Ciò non è assolutamente concepibile.
Siamo stati tutti bravi a condannare la Cina durante le olimpiadi, eppur vi state preparando a votare una legge che vi mette sullo stesso piano dell’oppressivo governo cinese, dal momento che questa è semplicemente una “limitazione culturale”, aggravata da futili motivi. Non sono una persona credente, ma qui ci starebbe bene una frase del tipo – prego dio abbiate realmente capito di cosa state parlando! -
Impedire l’accesso a internet è, di fatto, null’altro che il sintomo reazionario di un mondo politico in declino che non sa più che pesci pigliare e che annaspa nel tentativo di mantenere lo Status Quo. (Quanto è dura chiedere al potere di riformare il potere!) I governi nazionali sono destinati a non contare più nulla, a lungo andare, giustamente, diverremo tutti cittadini europei… ma nel frattempo, vogliate voi rappresentanti italiani (di un popolo che a sentire gli ordini del giorno non si sente assolutamente rappresentato) valutare attentamente le conseguenze di questa legge… che poi tutto questo venga fatto per salvaguardare le case discografiche che perdono soldi a causa dei download illegali attraverso la rete denominata P2P è ancora più triste: in primo luogo perché la politica si manifesta chiaramente come subordinata al potere economico e in seconda istanza perché, guardando indietro, non si può negare il modello dell’Atene periclea fosse sensato… per andare a teatro, lo Stato, pagava i cittadini della polis! Una volta era un onore favorire la comunicazione del pensiero a livello lineare… una volta…
Tralasciando quest’ultima considerazione pseudo-filosofica, ribadisco la mia richiesta di attenta valutazione delle conseguenze della votazione del 5 maggio; non tanto per me, quando per i miei (forse) futuri figli; per farli vivere in un mondo libero o, se non proprio libero, quantomeno in un mondo dove il concetto di – libertà di pensiero – sia reale e non solo formale. Basta così, Giordano Bruno ha già detto tutto.
Saluti, Michel Giovannini
Queste sono le e-mail dei parlamentari da me sensibilizzati, vi invito a fare altrettanto!
antonio.mussa@europarl.europa.eu
vittorio.prodi@europarl.europa.eu
patrizia.toia@europarl.europa.eu
umberto.guidoni@europarl.europa.eu
gabriele.albertini@europarl.europa.eu
aldo@patriciello.it<aldo@patriciello.it
amalia.sartori@libero.it<amalia.sartori@libero.it
piaelda.locatelli@europarl.europa.eu
[ Articolo aggiornato, 9 Maggio 2009 ]
Qualche giorno dopo aver inviato la mail ai nostri parlamentari, cioè coloro che ci rappresentano in Europa, ho ricevuto una (one, eins, I) risposta da un parlamentare, con un fare impersonale [era una mass-mail] che ho, nonostante tutto, apprezzato. “Mi” ringraziava per la partecipazione e per l’interesse dimostrato nella questione, scusandosi però per non essere riuscito, dal momento che si trovava in italia, a prendere parte alla votazione stessa in Commissione ITRE: – purtroppo, per ragioni legate al mio impegno in Italia, non sono riuscito a prendere parte alla votazione, anche se ne sono stato tenuto attentamente al corrente. [...] vi informo che l’emendamento 138 (rinumerato 46) è stato approvato, come da tutti voi richiesto. Per il momento, questo risultato rappresenta un impulso, sebbene importante, a che la legislazione europea prosegua nella direzione del rispetto degli utenti di internet e della tutela dei loro diritti. Il percorso non è tuttavia ancora terminato, ma si concluderà solo con il voto in plenaria, [pre] fissato per l’ultima plenaria di questa legislatura ed esattamente il 5 maggio. -
Al momento non ho più di tanto considerato questa cosa aspettando semplicemente il fatidico 5 Maggio.
Passa la votazione e il mio parlamentare, a questo punto mi stava simpatico poiché era stato l’unico ad aver accettato il dialogo con il “popolino”, mi manda un’altra mail… ora, ci si aspetterebbe, da parte mia, data la natura dell’articolo, di commentare la votazione o, quantomeno, di dire qualcosa riguardo il fatidico, ma non lo farò, perché la risposta del vostro parlamentare mi ha irritato più che se fosse passata una legge che diversificasse le carrozze della metropolitana tra italiani e non (sono sarcastico, la proposta di legge c’è). Ma chi è costui? Avrei voluto, alla fine, fare “pubblicità” al parlamentare, ma non lo farò per evitare qualsiasi casino per violazione della privacy o peggio, quindi citerò unicamente il pezzo di mail, senza nome e cognome del mittente, che mi ha fatto, in gergo tecnico, roteare i coglioni: – innanzitutto vi ringrazio per avermi sottoposto con numerosissime e-mail la vostra preoccupazione in merito al voto del Pacchetto Telecom di ieri al Parlamento europeo. Purtroppo un improvviso malanno mi ha impedito di partecipare alla seduta di ieri, condizione che non mi ha tuttavia impedito di seguire con attenzione, e anche con un po’ di dispiacere, il suo esito -.
CHE COSA?
La democrazia non si basa sulla partecipazione? No, la democrazia ha, come cardine sacro, l’aspirina. Colui che si è assunto l’onere (io lo farei con onore) di rappresentarci in Europa, ha mancato la votazione, per la quale sembrava discretamente interessato, per un bacillo, per uno stafilococco, per una, probabile, inezia. Ammesso non si sia beccato l’influenza mediatica suina o che comunque il malessere sia stato qualcosa di non grave, mi domando come si possa definire il nostro paese (il nostro modello?) come democratico quando i democratici rinunciano a democratizzare appena si beccano un raffreddore… a me scusate ‘sta cosa fa senso! E se fosse stato qualcosa di vitale importanza? Chessò, una legge europea per salvare il matrimonio del Premier? Il parlamentare ci sarebbe andato? Qual’è il metro di giudizio clinico che porta una persona democratica a dire – no oggi c’ho mal di testa, famo fare agli altri? -
[ Articolo aggiornato, 10 Maggio 2009 ]
Il parlamentare in questione con il quale ho avuto un “giro di mail”, resterà anonimo, è risultato essere, da statistica, uno dei più presenti in aula. Il “fatto” non è stato quindi endemico, ma effettivamente un qualcosa di straordinario.










