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» Friuli, la maschera filmica del regime fascista

Durante il conflitto del 1915-1918 la necessità di figurarsi lo scenario bellico da parte della popolazione civile incentivò la produzione di immagini di finzione volte a proporre la faccia corretta della guerra. Il Friuli, ovvero il saliente del fronte italo-austriaco, vide, di conseguenza, immediatamente impegnati i reparti cinematografici dei diversi eserciti belligeranti operanti per la rettorica della guerra sulla giustezza della causa, l’esaltazione della “bella morte”, etc. Con la fine delle ostilità, tanto fu grande lo scempio del territorio (dal momento che ogni singola collina, ogni singola quota a ridosso del fronte era divenuta famosa per una qualche strage), la regione rimase al centro dell’attenzione mediatica. Il culto dei caduti che l’interesse in tempo di guerra generò fu, di fatto, l’epopea di una giovane Italia uscita vittoriosa – se mai qualcuno vinse realmente – da un conflitto che aveva suicidato l’Europa positivista sull’altare della follia. Continua a leggere

» Roma ideale

Nel XIX secolo, Ranke, Macaulay e Meyer, tre storici diversissimi tra loro, convenivano nel considerare Tucidide († post 397 a.C.) come lo storico per antonomasia; tuttavia noi – oggi – non avremmo ereditato la storiografia tucididea senza l’audace intervento di alcuni romani che resero la storiografia greca la storiografia dell’impero romano… e soprattutto non avremmo le storie nazionali senza l’esempio della storiografia romana, e più specificatamente senza l’esempio di Livio († 17). Ad ogni modo, la storiografia greca non sarebbe un buon punto da cui cominciare questo copia e incolla creativo, invero, essa non fu un qualcosa di unico. Continua a leggere

» Roma ideale (2/2) – Tra archeologia e storia

Ottone III, con i suoi consiglieri laici e soprattutto ecclesiastici – fra tutti Gerberto di Aurillac (950 c.a.-1003), già suo precettore, che nel 999 egli fece papa con il nome di Silvestro II – gettò le basi di un vasto programma di ristrutturazione dell’impero romano (renovatio Romani imperii). Egli fu il primo imperatore, dopo Teodorico († 526), a insediarsi in un palazzo sul Palatino e a circondarsi di alti dignitari appellati in maniera pomposa. Quella di Ottone fu però una renovatio di breve durata, invero, i romani – ostili a una presenza che intralciava la loro già lunga tradizione di autonomia – non tardarono a ribellarsi. Fino al 1328, comunque, il copione si ripeté più volte: un sovrano tedesco cala sino a Roma con il suo esercito (senza incontrare molta resistenza), viene incoronato imperatore nell’antica basilica di San Pietro costruita da Costantino sul Vaticano e, dopo un breve soggiorno, il nuovo sovrano se ne ritorna aldilà delle Alpi più pietosamente che trionfalmente. Continua a leggere

» Roma ideale (1/2) – Roma prima di Roma: perché nasce la nostra storiografia

I greci, come gli ebrei, svilupparono alcuni dei tratti più caratteristici della loro civiltà all’interno della struttura dell’impero persiano, la cui storia è ancora oggi incrollabilmente nelle mani di Erodoto; il fatto che noi si tragga la maggior parte delle informazioni sugli antichi persiani da fonti greche non significa però che i persiani affidarono agli stranieri (sebbene entro il loro impero) il compito di preservare la registrazione delle loro attività. I libri di Esdra e Neemia, entro i quali la conoscenza delle istituzioni persiane è palese, confermano, infatti, l’esistenza di diverse cronache reali persiane… cronache che però scomparvero molto presto. La tradizione storica e politica degli achemenidi era naufragata molto prima della rivoluzione del III secolo a.C. che pretendeva la restaurazione dei valori nazionali persiani: l’Avestā (il complesso di testi sacri dell’antico Iran) non menziona Dario († 486 a.C.) così come non menziona Serse († 465 a.C.). Per questo motivo, le iscrizioni sono l’unico documento sopravvissuto del modo di pensare dei persiani riguardo alla storia, ma ovviamente nessuno considererebbe le Res gestae divi Augusti come una autobiografia di Augusto († 14). Perché farlo quindi per i persiani? Continua a leggere

» Ladri di biciclette e di té alla pesca

Mi sono comprato una bicicletta. È la prima della mia vita. Trasferitomi in una città pianeggiante – addio colli triestini – è stata un acquisto obbligato. Prima di comprarla ho girato per negozietti di riparazioni chiedendo un usato. “Questa settimana no, passa la prossima”. Oh! Avrebbe potuto strofinarsi le mani e leccarsi i baffi davanti ai miei occhi che nulla avrebbe aggiunto al mio immaginario. Poi mi sono diretto da Decathlon per una bici nuova, anche se – con i tempi che corrono – 250€ sono un capitale. Continua a leggere

» Pompeo Giustiniani. Maestro di campo della Venezia del sospetto

isbn»  9788890750311
data»  11/2011
prezzo»  2,67 €
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Un conflitto incredibile quello divampato tra Graz e Venezia tra il 1615 e il 1617. Una guerra – esaminata, in questo contesto, prevalentemente da parte della Repubblica – voluta per talmente tante ragioni da rivelarsi inevitabile. Innanzitutto: quale fu la causa scatenante? Più d’una, una sola formale e certa: i pirati cristiani uscocchi e la loro personale guerra santa contro il Turco. Sì, ma non solo. La signorìa del golfo, ovvero la libertà/non libertà di navigazione in Adriatico, rivendicata una dai veneti e l’altra dagli arciducali. Inoltre, il proponimento della città lagunare di svincolarsi dall’accerchiamento dinastico degli Asburgo, l’ambizione del duca di Savoia e la guerra di corsa del viceré di Napoli. E ancora Gradisca, Marano, Palma, ecc, fu una questione di confine, politica, di prestigio personale, danaro o che altro ancora?

In questo breve saggio storico è stata trattata la guerra di Gradisca e i fatti che l’hanno generata; l’organizzazione militare della Serenissima – dalle guerre d’Italia alla guerra di successione di Mantova – e, naturalmente, alcuni momenti della vita del maestro di campo Pompeo Giustiniani: mercenario genovese – megalomane e sicuro di sé, a ragion veduta, dopo ventisei anni di stimato servizio alla corte di Spagna – il quale pretendeva solamente onore. Onore però che al campo veneto non gli venne tributato. Infatti, per quanto apprezzato dai comandanti civili, i suoi subordinati si dimostrarono restii a considerare sul loro medesimo piano – figuriamoci al di sopra! – un “non veneziano” che dal senato non riusciva a ottenere una patente di riconoscimento: un semplice, quanto rilevante, pezzo di carta che ne imponesse l’autorità ai sottoposti.

Pompeo Giustiniani morì al servizio della Repubblica – così come suo padre e suo zio prima di lui – stimato – anche da chi lo fronteggiava – eppure abbandonato; incastrato nei meccanismi di una Venezia del sospetto che non poteva concedere a nessun capitano l’onore e onere di essere considerato «supremo». Continua a leggere

» Pareidolia: Guzzanti e Mantegna. Il Cristo nell’orzo.

Guardare il cielo è uno spettacolo gratis, sempre diverso, che mai annoia: per quanto appaia sempre uguale, è impossibile vi siano due nubi geometricamente identiche nel cielo. Tale peculiarità, che ti fa sentire la punta di un compasso, è inebriante, invero, se il cielo stellato dei nostri giorni è quello che anche i Greci vedevano, il cielo del mattino che tu vedi non è il cielo che un altro vede; il cielo del tuo mattino, non è il cielo del tuo pomeriggio. Basta un soffio, un aumento di temperatura, e tutto cambia. Forse è anche per questo che l’uomo, nelle nuvole (ma in realtà in qualsiasi cosa), ci ha sempre visto un po’ di tutto. Tecnicamente si parla di pareidolia, una illusione subcosciente, ma non sempre è così. In un gioco molto sottile, a titolo di esempio, Mantegna usava dipingere figure antropomorfe nelle nubi: in Minerva scaccia il vizio è chiaramente visibile, infatti, senza alcuna possibilità di fraintendimento subcosciente, il volto delle nubi. Continua a leggere