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La questione dell’anima nella tradizione musulmana

La sera della vigilia di capodanno, incolonnato alla cassa del supermercato, ho sentito animatamente discutere due ragazzi stranieri, in italiano, riguardo all’ennesimo disastro aereo del 2014. Per quanto l’oggetto del diverbio non mi è stato completamente chiaro, forse la ragione per la quale i corpi delle vittime di un incidente aereo sono spesso semi-nude, in breve, uno dei due ragazzi (forse greco-turco) ha sbottato dicendo al suo interlocutore, un ragazzo musulmano (forse egiziano-tunisino), “all’anima de li mortacci tua“. Io ho sorriso. Ho sorriso un po’ per l’utilizzo della lingua veicolare e un po’ per la nazionalità dei due discutenti. Infatti, la questione dell’anima, cioè la sua natura filosofica, è stata affrontata dai loro “antenati”, partendo dal trattato De anima di Aristotele (un funzionale work in progress non pensato per una pubblicazione), più di duemilacinquecento anni fa.  Continua…

Accademie e astrologia: ambiente culturale e relazioni erudite attorno a Pompeo Caimo (1568 – 1631), tra Udine e Roma


Data» 10/2014.
Lingua» ITA.
Pagine» 1621 KB – 200.
Prezzo» 0,99€20€.
Versione» I, integrale.
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Il presente lavoro è stato concepito attorno alla figura di Pompeo Caimo (1568 – 1631), un nobile medico udinese vissuto a cavallo tra Cinquecento e Seicento. La ricerca è stata limitata alla sua giovanile partecipazione a un sodalizio culturale nominato dei Siderei, precedente a quello più noto degli Sventati, e alla sua successiva produzione medico-astrologica, ricca di spunti riguardo al grande dibattito astronomico in corso in quegli anni in Europa.

Dopo aver esposto il complessivo quadro delle accademie di Udine di quel periodo, dai due1 poco documentati sodalizi degli Ermafroditi (1559) e degli “Accademici Udinesi” (1560) sino a quelli più conosciuti degli Sventati (1606) e dei Concordi (1609), si è portato alla luce un inedito documento in grado svelare un ulteriore progetto culturale udinese concepito attorno al 1594-1595. Un progetto, associato a una già attestata connessione di persone, emerso dalle carte di un processo formale intentato a un certo Giuseppe Trento: un giurista incriminato a causa di alcune sue affermazioni al limite dell’eterodossia, tratte da alcuni testi di Pico della Mirandola, sulla cabala e sui santi.

Riguardo a questa nuova accademia, sono state proposte alcune ipotesi che ne possono giustificare la scomparsa: un silente epilogo capitato anche ai sopraddetti sodalizi cinquecenteschi. Se per gli Ermafroditi tale fine sembra essere stata la conseguenza della morte del mecenate, per gli accademici del 1560 sembra invece che la cessazione della loro attività culturale sia da ricondursi a un’imposizione esterna. Invero, così come i Siderei, questi si sono trovati coinvolti in un processo inquisitoriale intentato contro un frate domenicano reo di avere proposto un ciclo di lezioni accademiche su Petrarca e l’astrologia (matematica).

È proprio quest’ultima tematica ad avere animato l’ultimo capitolo del presente lavoro, il leitmotiv dell’intera ricerca. Infatti, dal momento che Pompeo Caimo ebbe modo di confrontarsi con alcune interessanti questioni di natura scientifico-astrologica, pertinenti alla sua professione medica, attraverso la trascrizione della sua produzione oroscopica si è tentato di mettere in risalto la sua conoscenza teoretica, sebbene ancora inserita in una scricchiolante impalcatura aristotelica, rivelatasi all’avanguardia rispetto a quelle normalmente possedute da un qualsiasi «astrologastro» del suo tempo. Continua…

Friuli, la maschera filmica del regime fascista

Durante il conflitto del 1915-1918 la necessità di figurarsi lo scenario bellico da parte della popolazione civile incentivò la produzione di immagini di finzione volte a proporre la faccia corretta della guerra. Il Friuli, ovvero il saliente del fronte italo-austriaco, vide, di conseguenza, immediatamente impegnati i reparti cinematografici dei diversi eserciti belligeranti operanti per la rettorica della guerra sulla giustezza della causa, l’esaltazione della “bella morte”, etc. Con la fine delle ostilità, tanto fu grande lo scempio del territorio (dal momento che ogni singola collina, ogni singola quota a ridosso del fronte era divenuta famosa per una qualche strage), la regione rimase al centro dell’attenzione mediatica. Il culto dei caduti che l’interesse in tempo di guerra generò fu, di fatto, l’epopea di una giovane Italia uscita vittoriosa – se mai qualcuno vinse realmente – da un conflitto che aveva suicidato l’Europa positivista sull’altare della follia. Continua…

Roma ideale

Nel XIX secolo, Ranke, Macaulay e Meyer, tre storici diversissimi tra loro, convenivano nel considerare Tucidide († post 397 a.C.) come lo storico per antonomasia; tuttavia noi – oggi – non avremmo ereditato la storiografia tucididea senza l’audace intervento di alcuni romani che resero la storiografia greca la storiografia dell’impero romano… e soprattutto non avremmo le storie nazionali senza l’esempio della storiografia romana, e più specificatamente senza l’esempio di Livio († 17). Ad ogni modo, la storiografia greca non sarebbe un buon punto da cui cominciare questo copia e incolla creativo, invero, essa non fu un qualcosa di unico. Continua…

Roma ideale (2/2) – Tra archeologia e storia

Ottone III, con i suoi consiglieri laici e soprattutto ecclesiastici – fra tutti Gerberto di Aurillac (950 c.a.-1003), già suo precettore, che nel 999 egli fece papa con il nome di Silvestro II – gettò le basi di un vasto programma di ristrutturazione dell’impero romano (renovatio Romani imperii). Egli fu il primo imperatore, dopo Teodorico († 526), a insediarsi in un palazzo sul Palatino e a circondarsi di alti dignitari appellati in maniera pomposa. Quella di Ottone fu però una renovatio di breve durata, invero, i romani – ostili a una presenza che intralciava la loro già lunga tradizione di autonomia – non tardarono a ribellarsi. Fino al 1328, comunque, il copione si ripeté più volte: un sovrano tedesco cala sino a Roma con il suo esercito (senza incontrare molta resistenza), viene incoronato imperatore nell’antica basilica di San Pietro costruita da Costantino sul Vaticano e, dopo un breve soggiorno, il nuovo sovrano se ne ritorna aldilà delle Alpi più pietosamente che trionfalmente. Continua…

Roma ideale (1/2) – Roma prima di Roma: perché nasce la nostra storiografia

I greci, come gli ebrei, svilupparono alcuni dei tratti più caratteristici della loro civiltà all’interno della struttura dell’impero persiano, la cui storia è ancora oggi incrollabilmente nelle mani di Erodoto; il fatto che noi si tragga la maggior parte delle informazioni sugli antichi persiani da fonti greche non significa però che i persiani affidarono agli stranieri (sebbene entro il loro impero) il compito di preservare la registrazione delle loro attività. I libri di Esdra e Neemia, entro i quali la conoscenza delle istituzioni persiane è palese, confermano, infatti, l’esistenza di diverse cronache reali persiane… cronache che però scomparvero molto presto. La tradizione storica e politica degli achemenidi era naufragata molto prima della rivoluzione del III secolo a.C. che pretendeva la restaurazione dei valori nazionali persiani: l’Avestā (il complesso di testi sacri dell’antico Iran) non menziona Dario († 486 a.C.) così come non menziona Serse († 465 a.C.). Per questo motivo, le iscrizioni sono l’unico documento sopravvissuto del modo di pensare dei persiani riguardo alla storia, ma ovviamente nessuno considererebbe le Res gestae divi Augusti come una autobiografia di Augusto († 14). Perché farlo quindi per i persiani? Continua…